Mi dispiace di aver perso più di un mese (forse anche più) prima di aggiornare il blog, ma in quest’ultimo periodo sono avvenuti tutta una serie di eventi che non mi sarei mai aspettato.
Sono moltissimi gli episodi accaduti, ma le cose più sostanziali sono che:
- Ho compiuto 30 anni
- Sto cambiando ospedale
La prima cosa è successa la prima decade di luglio e devo dirvi che tuttora non mi “sento addosso” questa età, forse perché – mi dicono – porto bene gli anni, oppure perché mi sento ancora un diciassettenne dentro.
Fatto sta che gli anni sono 30 e ormai si va per i 40.

Al secondo evento ci sono giunto dopo un lungo periodo di riflessione. Dato che alcuni dei punti fondamentali della formazione chirurgica mi sono stati preclusi, non ho avuto altra scelta che cercare un altro ospedale che potesse soddisfare le mie esigenze da futuro ortopedico e chirurgo traumatologico.
In tutto questo, ci sono le solite situazioni allucinanti:
– pagare una mensilità arretrata in quanto il tuo Vermieter “aveva dimenticato di far di conto” (?);
– lasciar l’appartamento in cui hai vissuto 8 mesi con 15 giorni di preavviso perché il tuo Vermieter lo aveva già affittato ad un’altra persona l’anno prima “e non vuole fare brutta figura” (??);
– a causa del cambio di ospedale, dovevo avvisare il Jobcenter del fatto che per un periodo di tempo sarò senza lavoro. Come in Italia, per fare ciò ho dovuto parlare con 25 impiegati, corrompere 62 segretarie, lanciare l’Unico Anello nel Monte Fato e vincere a poker con Trinità.
Come avevo già fatto cenno qualche tempo fa, nella lettera di motivazione chiedo sempre di fare una Hospitation (“tirocinio a scopo informativo”) per farmi un’idea dell’ospedale in cui vorrei lavorare.
In base a diverse variabili – tra cui voglia del primario di farsi bello, pettegolezzi circa Assistenzarzt ed Oberarzt che scappano da lì o si trasferiscono in luoghi tropicali semi-sconosciuti, gente sclerata che lavora in ospedale che ha come obiettivo nella vita quello di infangare la reputazione dello Chef – l’Hospitation può essere anticipata o seguita dal famigerato Vorstellungsgespraech, cioè il colloquio vero e proprio.

Di come vi dovete comportare ve ne avevo fatto cenno in un altro post.
In questo caso, vorrei sottolineare quali sono i punti da valutare nel primario.
Durante il colloquio, è essenziale a mio avviso:
- capire se è un primario con cui si può discutere: se è affidabile, se è uno sclerato oppure un subdolo, che è anche peggio.
- Chiedere in dettaglio:
- com’è strutturata la specializzazione che volete intraprendere nel suo reparto.
- quante ore lavorative REALI farete durante la settimana, con annesso la situazione delle guardie e la retribuzione degli straordinari (“Überstunden”). Mentre in alcuni ospedali gli Überstunden vengono compensati in denaro, ce ne sono molti in cui essi vengono “ripagati” sotto forma di ferie oppure “50% pagati, 50% in ferie”.
- quanti sono attualmente gli specializzandi del suo reparto, se girano in altri reparti o sono fissi, se ci sono colleghi che se ne stanno andando e perché.
- Siccome molti Chef sono vaghi su questi e altri argomenti, fate domande fino allo sfinimento, anche a costo di metterli in difficoltà, è un vostro diritto essere informati.
- Avere un feedback del colloquio da parte sua e capire se ce l’avete fatta.
Circa l’Hospitation, i suggerimenti che vi posso dare sono:
- Non andate in sala operatoria. Anche se vi corteggiano e vi lusingano, anche se “la sala operatoria è una cosa pazzesca” o “la tutina chirurgica fa figo” …NON ANDATE IN SALA OPERATORIA! In questo frangente vi interessa sapere solo come funzionano e lavorano i reparti degenza e il pronto soccorso, conoscere il parere degli specializzandi e degli infermieri, capire se lì è possibile vivere 2-3 anni della vostra vita in QUEL ospedale, con QUELLE persone, con QUEL primario.
- Parlate con tutti e chiedete qualsiasi cosa. “Si mangia bene a mensa?”. “Il posto auto nel parcheggio sotto l’ospedale è a pagamento?”. “Gli affitti in zona sono troppo cari?”. Naturalmente in ogni reparto c’è sempre qualcuno scontento o infelice, perciò dovete anche saper soppesare ciò che vi dicono.
- Molto spesso un posto in specializzazione in un ospedale si “apre” improvvisamente in quanto un altro specializzando se n’è andato improvvisamente o se ne sta andando. Cercate di capire chi andrete a sostituire, che competenze aveva e cosa vogliono e che cosa si aspettano da voi i vostri futuri colleghi.
- Leggete bene le offerte di lavoro, rivelano molti indizi sulla figura professionale che un dato ospedale ricerca. Se trovate, ad esempio, termini come “Flexibilität” (flessibilità), “Motivierte” (motivato) o “Belastbarkeit” (resistenza fisica) indicano posti di lavoro in cui si faranno per certo più di 40 ore lavorative settimanali. Termini come “fortgeschrittener” (esperto, di livello avanzato) invece indicano offerte per quei colleghi che abbiano qualche anno di esperienza ospedaliera sulle spalle.
In ogni caso, occhi aperti!
Gian Marco
Mah, mi pare di cpire che in Germania esista il problema dei Primari, tanto che qui si fa cenno a persone “sclerate” o “subdole” . Credo che sia importante rimarcare questo aspetto, dato che molti connazionali sono abituati all’idea di Primario meno potente e forse, meno presente che esiste da noi e vanno in Germania attendendosi una situazione analoga. mIMi pare anche di capire che le leggi e le circolari sull’orario di lavoro, che i Sindacati medici italiani fanno rispettare con una certa efficacia, non siano sempre rispettatissime in Germania e che questo possa creare qualche problema.
Non resta che farti un in bocca al lupo 😉
Crepi! Grazie! 😀
Caro Gian Marco,
Grazie innanzitutto per questo tuo blog e per tutte le preziose informazioni che condividi. Volevo chiederti, se posso permettermi, quali siano state nello specifico le motivazioni di questo tuo cambiamento d’ospedale. In bocca al lupo per la tua nuova avventura!
Ciao Simone! Grazie mille per i complimenti! Circa le motivazioni, posso dire che ci sono state diverse variabili che mi hanno spinto a questa scelta, ma le più significative sono state:
– sala operatoria vista col telescopio;
– un’organizzazione dell’ospedale disastrosa (per dirne una, non c’era un capo del pronto soccorso);
– gestione del personale da parte dei primari pessima.
Crepi!
Gian Marco