Buona domenica a tutti! Questo mese pubblico i fac-simile delle Arztbriefe riguardanti la Cardiologia. Ich wünsche euch einen ruhigen Dienst!

Buona domenica a tutti! Questo mese pubblico i fac-simile delle Arztbriefe riguardanti la Cardiologia. Ich wünsche euch einen ruhigen Dienst!

In Germania il certificato medico di malattia (o chiamato volgarmente dai locali “Gelbschein”, attestato giallo per il colore dello stesso) viene emesso ogniqualvolta il medico dichiara che il paziente è inabile ad andare a lavoro.

Generalmente funziona così:
Notate bene: qui in Deutschland vige il “limite dei tre giorni” (die “3-Tage Frist”). Se, cioè, il paziente ritiene che può guarire entro 72 ore, allora basta avvertire il proprio capo, prendersi tre giorni e ritornare al lavoro il quarto giorno senza alcun obbligo di presentare il certificato di malattia. In base al tipo di lavoro, in queste 72 ore è compreso, eventualmente, anche il weekend (sabato e domenica).
Casi limite: ammalarsi nel weekend o non sapere, arrivati al terzo giorno, se prolungare il periodo di riposo. Nel primo caso ci si reca dalla guardia medica del paese o al pronto soccorso, nel secondo si va dal proprio medico di famiglia per farsi dare il “benedetto” certificato. Ad ogni modo, il quarto giorno il Gelbschein deve essere presentato!
Sul certificato sono indicati:

Ne vengono rilasciate tre copie: una per il paziente, una per il suo datore di lavoro (in questa la diagnosi non è presente per motivi di privacy) e una per la sua assicurazione medica. Quest’ultima o la si spedisce personalmente alla propria cassa mutua oppure la si consegna al medico di famiglia, il quale la spedirà insieme a tutte quelle degli altri pazienti del suo studio.
Gian Marco Rizzuti
Oggi sono stato intervistato dalla trasmissione radiofonica italiana “Uno, nessuno, 100Milan” di Radio 24 (facente parte del gruppo “Il Sole 24 ore”) in merito alla Germania come meta lavorativa e di vita.
Purtroppo l’intervento è durato pochi minuti, ma mi sarebbe piaciuto mettere mettere nero su bianco il perché delle mie scelte.
Fortunatamente ho uno spazio tutto mio per poterlo fare.

La principale ragione della fuga dei medici all’estero è dovuta principalmente al fatto che ogni anno nelle università italiane si laureano circa 10.000 medici e solo 6000 trovano posto nelle scuole di specializzazione, escludendo naturalmente chi rinuncia per ritentare l’anno successivo. I 4.000 medici rimanenti, sommati agli altri colleghi che non sono entrati negli anni precedenti, che fanno? Questo è uno dei problemi principali.
Secondo una recente stima fare laureare un medico costa allo stato italiano fra i 150 e i 180.000 euro, dopodiché o si rimane nel limbo della Continuità Assistenziale (leggasi Guardia Medica) e delle sostituzioni, perché senza un titolo specialistico non si può partecipare ai concorsi pubblici diramati dalle ASL territoriali, oppure si emigra verso altri paesi, europei e non, dove c’è carenza di figure mediche.
All’estero la situazione è migliore sia dal punto di vista formativo che economico e di welfare, ma ci sono anche ombre: medici e infermieri che si licenziano a causa del troppo lavoro, episodi di mobbing e di tagli al personale e perfino il fallimento di intere catene di cliniche.
Per evitare che un giovane medico sia costretto ad abbandonare l’Italia bisogna che la classe politica prima di tutto stabilizzi gli attuali precari storici con il tanto desiderato sblocco dei turn over usando magari parte dei fondi destinati al “reddito di cittadinanza”. Inoltre si dovrebbe pensare all’aumento dei posti per le scuole di specializzazione mediche per non far scappare all’estero migliaia di giovani colleghi abilitati ma senza specializzazione rimasti fuori dai concorsi.
In calce il link al podcast della trasmissione. L’intervento mio e del collega Davide Civita è a partire dal minuto 18.
https://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/uno-nessuno-100milan/sogno-tedesco-173147-gSLAXED9pC
Gian Marco
È passato esattamente un anno da quando ho cominciato realmente a lavorare in Germania.
Devo dire che il mio Cursus Honorum finora è stato più travagliato del previsto.
Ho trovato il mio primo lavoro in Baviera, in Bassa Franconia. Dopodiché mi sono spostato in Renania-Palatinato in un reparto più attinente a ciò che vorrei fare “da grande” e a fine mese mi sposterò in un’altra clinica nelle vicinanze a causa di “tagli al personale”. Avete capito bene, anche in Germania stanno riducendo le aziende ospedaliere e di conseguenza il personale sanitario è soggetto ad un ridimensionamento e quindi alla loro rilocazione.
Dopo un anno di specializzazione in Germania posso affermare quanto segue:
Aspetti positivi:

Aspetti negativi:
“La vita sceglie per noi”. Sono parole che ho sentito e risentito dai miei amici e parenti e mi sto convincendo che sia davvero così. Possiamo fare del nostro meglio per affrontare certe situazioni, ma certe cose vanno per come devono andare.
Come diceva “il Divo” Giulio, “i problemi si dividono in tre categorie”. Alla prima categoria appartengono quei “problemi che si risolvono da soli” e di cui non vale la pena occuparsi. In base alla mia esperienza essi rappresentano all’incirca l’85% del totale. Nella seconda tipologia vi sono i “problemi senza soluzione”, di conseguenza non ha senso perderci tempo. Essi costituiscono il 15%. Il terzo tipo? È il restante 5%: sono i problemi che possono essere risolti per mano dell’uomo.
La vera sfida è saperli individuare! 😀
Gian Marco