L’Angolo della posta – Tra laurea e Approbation: i dubbi più comuni

Ciao a tutti,

negli ultimi giorni ho ricevuto diversi messaggi da colleghi e studenti italiani che stanno prendendo seriamente in considerazione l’idea di trasferirsi in Germania per la specializzazione. Le domande che mi pongono – tra entusiasmo, preoccupazione e tante incertezze – sono spesso le stesse. Ho deciso quindi di raccogliere in questo post una serie di risposte pratiche, nate dalla mia esperienza diretta, che possano essere utili a chi si trova nella fase di preparazione o di passaggio verso il sistema tedesco!

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Articolo post-Ferragosto e nuovo ospedale

Mi dispiace di aver perso più di un mese (forse anche più) prima di aggiornare il blog, ma in quest’ultimo periodo sono avvenuti tutta una serie di eventi che non mi sarei mai aspettato.

Sono moltissimi gli episodi accaduti, ma le cose più sostanziali sono che:

  • Ho compiuto 30 anni
  • Sto cambiando ospedale

La prima cosa è successa la prima decade di luglio e devo dirvi che tuttora non mi “sento addosso” questa età, forse perché – mi dicono – porto bene gli anni, oppure perché mi sento ancora un diciassettenne dentro.

Fatto sta che gli anni sono 30 e ormai si va per i 40.

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Al secondo evento ci sono giunto dopo un lungo periodo di riflessione. Dato che alcuni dei punti fondamentali della formazione chirurgica mi sono stati preclusi, non ho avuto altra scelta che cercare un altro ospedale che potesse soddisfare le mie esigenze da futuro ortopedico e chirurgo traumatologico.

In tutto questo, ci sono le solite situazioni allucinanti:

–        pagare una mensilità arretrata in quanto il tuo Vermieter “aveva dimenticato di far di conto” (?);

–        lasciar l’appartamento in cui hai vissuto 8 mesi con 15 giorni di preavviso perché il tuo Vermieter lo aveva già affittato ad un’altra persona l’anno prima “e non vuole fare brutta figura” (??);

–        a causa del cambio di ospedale, dovevo avvisare il Jobcenter del fatto che per un periodo di tempo sarò senza lavoro. Come in Italia, per fare ciò ho dovuto parlare con 25 impiegati, corrompere 62 segretarie, lanciare l’Unico Anello nel Monte Fato e vincere a poker con Trinità.

Come avevo già fatto cenno qualche tempo fa, nella lettera di motivazione chiedo sempre di fare una Hospitation (“tirocinio a scopo informativo”) per farmi un’idea dell’ospedale in cui vorrei lavorare.

In base a diverse variabili – tra cui voglia del primario di farsi bello, pettegolezzi circa Assistenzarzt ed Oberarzt che scappano da lì o si trasferiscono in luoghi tropicali semi-sconosciuti, gente sclerata che lavora in ospedale che ha come obiettivo nella vita quello di infangare la reputazione dello Chef – l’Hospitation può essere anticipata o seguita dal famigerato Vorstellungsgespraech, cioè il colloquio vero e proprio.

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Di come vi dovete comportare ve ne avevo fatto cenno in un altro post.

In questo caso, vorrei sottolineare quali sono i punti da valutare nel primario.

Durante il colloquio, è essenziale a mio avviso:

  • capire se è un primario con cui si può discutere: se è affidabile, se è uno sclerato oppure un subdolo, che è anche peggio.
  • Chiedere in dettaglio:
  1. com’è strutturata la specializzazione che volete intraprendere nel suo reparto.
  2. quante ore lavorative REALI farete durante la settimana, con annesso la situazione delle guardie e la retribuzione degli straordinari (“Überstunden”). Mentre in alcuni ospedali gli Überstunden vengono compensati in denaro, ce ne sono molti in cui essi vengono “ripagati” sotto forma di ferie oppure “50% pagati, 50% in ferie”.
  3. quanti sono attualmente gli specializzandi del suo reparto, se girano in altri reparti o sono fissi, se ci sono colleghi che se ne stanno andando e perché.
  4. Siccome molti Chef sono vaghi su questi e altri argomenti, fate domande fino allo sfinimento, anche a costo di metterli in difficoltà, è un vostro diritto essere informati.
  • Avere un feedback del colloquio da parte sua e capire se ce l’avete fatta.

Circa l’Hospitation, i suggerimenti che vi posso dare sono:

  • Non andate in sala operatoria. Anche se vi corteggiano e vi lusingano, anche se “la sala operatoria è una cosa pazzesca” o “la tutina chirurgica fa figo” …NON ANDATE IN SALA OPERATORIA! In questo frangente vi interessa sapere solo come funzionano e lavorano i reparti degenza e il pronto soccorso, conoscere il parere degli specializzandi e degli infermieri, capire se lì è possibile vivere 2-3 anni della vostra vita in QUEL ospedale, con QUELLE persone, con QUEL primario.
  • Parlate con tutti e chiedete qualsiasi cosa. “Si mangia bene a mensa?”. “Il posto auto nel parcheggio sotto l’ospedale è a pagamento?”. “Gli affitti in zona sono troppo cari?”. Naturalmente in ogni reparto c’è sempre qualcuno scontento o infelice, perciò dovete anche saper soppesare ciò che vi dicono.
  • Molto spesso un posto in specializzazione in un ospedale si “apre” improvvisamente in quanto un altro specializzando se n’è andato improvvisamente o se ne sta andando. Cercate di capire chi andrete a sostituire, che competenze aveva e cosa vogliono e che cosa si aspettano da voi i vostri futuri colleghi.
  • Leggete bene le offerte di lavoro, rivelano molti indizi sulla figura professionale che un dato ospedale ricerca. Se trovate, ad esempio, termini come “Flexibilität” (flessibilità), “Motivierte” (motivato) o “Belastbarkeit” (resistenza fisica) indicano posti di lavoro in cui si faranno per certo più di 40 ore lavorative settimanali. Termini come “fortgeschrittener” (esperto, di livello avanzato) invece indicano offerte per quei colleghi che abbiano qualche anno di esperienza ospedaliera sulle spalle.

In ogni caso, occhi aperti!

Gian Marco

Diversità culturali – la religione

Finalmente dopo due settimane ho avuto un po’ di tempo per scrivere. Dopo aver superato il periodo di prova, mi sono sentito mentalmente più leggero. Questo traguardo che ho raggiunto non mi permette però di dormire sugli allori, anzi sono portato a “dare ancora più gas”, come dicono qui. Come vi dico sempre, qua è come stare in trincea.

Dato che lunedì compirò 30 anni e siccome avevo un weekend libero, ho deciso di passare questi giorni insieme a mio fratello. Lui è stato solo a Berlino e, per motivi puramente logistici, stiamo visitando Monaco di Baviera.

Città molto bella, monumentale (secondo me molto più di Berlino) e dalla qualità di vita molto alta. La Milano della Germania, a mio modo di vedere.

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Sabato visitando la città abbiamo scoperto che si stava svolgendo il Gay Pride, coinvolgendo tutte le vie del centro storico. Continuando il nostro giro turistico, ci siamo nel contempo imbattuti in una contro-manifestazione portata avanti da un gruppo di cattolici.

Lungi da me entrare in un dibattito pro o contro le coppie omosessuali, il mio discorso riguarda ben altro.

La Baviera, si sa, è la regione più cattolica della Germania, ma da un po’ di tempo a questa parte ho notato fra i colleghi tedeschi un maggior concetto di cattolicesimo di quanto io abbia mai osservato in Italia.

Su certi argomenti (Step child adoption, regime alimentare nel periodo della Quaresima, matrimonio) ho notato che c’è, almeno dove sono io, un modo di vedere le cose abbastanza ortodosso, specie sugli argomenti di cui sopra. Molti colleghi, ad esempio, si sono sposati o si sposano appena maggiorenni e “vogliono avere almeno 4 figli”. Altri, invece, se vedono che venerdì mangio un panino con la cotoletta, non dico che mi guardano storto, ma quasi.

Voi direte “beh, certo, lavori in un ospedale cattolico”. In realtà la mia prima Hospitation fu in un ospedale cattolico della Vestfalia e lì la mentalità era ben diversa rispetto a dove sono adesso e certi argomenti non erano tabù come lo sono qua.

Stessa cosa per quanto riguarda il “dress code”. In Vestfalia le infermiere e tirocinanti sembravano appena uscite da una sfilata di “Victoria’s Secret”, qua invece una Famulantin (“ragazza di liceo/università che fa un tirocinio in ospedale”) si “permette” di truccarsi un pochino, le infermiere più anziane cominciano a rimproverare come se non ci fosse un domani.

Contrariamente ad ogni stereotipo che vede noi italiani un popolo profondamente cattolico e legato al Vaticano e al Papa, ho riscontrato che su certe questioni i colleghi tedeschi qui in Baviera – non tutti, sia ben chiaro – sono più “conservatori” rispetto a me e, credetemi, perfino rispetto al rapporto che i colleghi siriani o provenienti dall’Est o dall’Asia minore hanno con la loro religione. D’altra parte Lutero non voleva una chiesa più ortodossa?

Gian Marco