Quando il modello tedesco vacilla

Chi mi conosce sa che negli ultimi anni ho scritto soprattutto in tedesco e in inglese, per riviste scientifiche e contesti internazionali. Questo ha però avuto un piccolo effetto collaterale: molte persone a me care — amici, familiari, colleghi non anglofoni e non tedescofoni — non hanno avuto accesso diretto a ciò che ho cercato di raccontare.

Per questo motivo ho deciso di chiudere l’anno pubblicando qui la traduzione italiana integrale del mio ultimo articolo scientifico, dedicato alla crisi del sistema ospedaliero tedesco.
Non è un testo polemico. È un’analisi.
E, soprattutto, è una riflessione che riguarda non solo la Germania, ma l’Europa intera.

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Nuovo inizio: altro giro, altra corsa

Ciao a tutti! Spero stiate tutti bene! È passato davvero tanto tempo da quando ho scritto il mio ultimo post di aggiornamento e mi scuso per questa lunga assenza. Come molti di voi sapranno, il mio tempo è stato estremamente limitato ultimamente, ma finalmente sono qui per riprendere il filo del discorso.

Negli ultimi quattro anni ho lavorato presso l’ospedale di Ibbenbüren, ma di recente mi sono trasferito in un’altra struttura ospedaliera. Vi starete chiedendo perché. Semplicemente perché nel mio precedente ospedale non mi hanno rinnovato il contratto per ragioni economiche. È stato chiarito che avrebbero potuto assumere tre colleghi extraeuropei con il mio stipendio. È una situazione che non è nuova purtroppo. Le aziende ospedaliere tedesche tendono ad accettare più facilmente colleghi provenienti da paesi come la Siria, il Cile o altre zone considerate “critiche”, in quanto ciò comporta grandi vantaggi fiscali.

In aggiunta, la Germania è attualmente in una fase di recessione economica, che si traduce in tagli al personale in vari settori, compreso quello sanitario. Tuttavia, vista la grave carenza di medici in tutto il paese e considerando l’atmosfera che si respirava nella mia precedente clinica, sono stato fortunato a trovare rapidamente un’altra opportunità lavorativa.

Il nuovo ospedale in cui mi trovo ora è anche più vicino a casa mia, il che è un grande vantaggio. Mi sto adattando bene e finalmente sto portando a termine il mio percorso di specializzazione. Sono grato per questa nuova opportunità e sono fiducioso nel mio futuro qui.

Grazie a tutti per il vostro sostegno e la vostra comprensione durante questo periodo di transizione. Continuerò a tenermi in contatto e a condividere con voi le mie esperienze e riflessioni. Se avete domande o commenti, non esitate a scrivermi!

Gian Marco

Perché ci sono così tanti medici italiani in Germania?

Questa è la trascrizione della mio intervento e quello della dottoressa Maria Brigadeci sul podcast “Cosmo Italiano” della WDR del 15 febbraio 2024.

Medici italiani in fuga

Secondo «Quotidiano Sanità», che ha elaborato dati del database Ocse, sarebbero 130.000 i medici Italiani che negli ultimi 20 anni hanno preferito recarsi all’estero. Non vengono indicati quanti di questi siano poi tornati in Italia o andati in pensione, ma sono comunque numeri importanti che raccontano un fenomeno di ampia portata.

Difficile dire con precisione quanti di questi 130.000 siano venuti in Germania, perché la Germania non ha comunicato i dati dettagliati all’Ocse. Tuttavia, secondo alcune stime di «Quotidiano Sanità», la Germania sarebbe comunque uno dei Paesi in cima alle preferenze, dopo Francia e Belgio.

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ATLS-Kurs – Advanced Trauma Life Support

Moin Moin a tutti!

Lo so, è passato tanto tempo dall’ultimo articolo, ma la mole di lavoro in ospedale è diventata parecchio elevata e non ho veramente avuto l’opportunità per dedicarmi al blog.

In questo periodo mi sto dando anche da fare per strutturare la mia Weiterbildung in maniera ottimale per quello che vorrei fare in futuro, prendendo anche delle “specializzazioni aggiuntive”, ma di questo parlerò in seguito.

Come ho scritto nell’ articolo “Die Fortbildungen” è importante seguire tali corsi di formazione, molti dei quali purtroppo, nell’arco degli ultimi anni a causa della pandemia, sono stati annullati o drasticamente ridotti di numero.

Uno dei più formativi è certamente l’ATLS-Kurs. La sigla “ATLS”deriva dalle iniziali di Advanced Trauma Life Support che significa “supporto vitale avanzato nel traumatizzato”.

È un corso di formazione intensivo che permette di imparare un trattamento adeguato e standardizzato molto utile nella prima ora dopo l’evento traumatico. Alcuni studi sostengono che questo “algoritmo” ha il massimo impatto sul risultato finale, in termini sia di mortalità che di morbilità.

È un corso che dura in Germania un paio di giorni ed è così strutturato:

  • Il primo giorno è caratterizzato dalle lezioni teoriche inframezzate da dimostrazioni pratiche e discussioni di gruppo.
  • Il secondo giorno si riassume ciò che si è visto la giornata precedente con delle esercitazioni basate su scenari clinici, seguite poi da una prova scritta e da una prova pratica finale.

Nota Bene: Per la preparazione al corso è indispensabile un accurato studio preventivo del manuale che viene fornito ai partecipanti almeno tre settimane. In Germania viene fornito esclusivamente in lingua inglese.

Il post-test scritto è costituito da 40 domande a scelta multipla; per superare il seminario è necessario rispondere correttamente ad almeno l’80% delle domande.

Sulla base delle normative anti-Covid vigenti, tutti noi eravamo divisi per piccoli gruppi, con distanziamento e mascherina.

È in sostanza un “crash course” che offre ottime skills di base, utile sia a chi lavora giornalmente in Pronto Soccorso, ma anche a chi ha intenzione di lavorare a bordo delle ambulanze o a chi vorrebbe ottenere la sub-specializzazione in “Notfallmedizin” (la Medicina di Urgenza ed Emergenza).

È stata in ogni caso una bella esperienza! Unica pecca: il costo veramente molto elevato (circa 2000 Euro)!

Gian Marco