Dopo quasi un anno sono riuscito a scendere in Italia, in Sicilia.
Devo dire che ci voleva.
Ci voleva davvero.
Ritrovare gli odori, i colori e i sapori ma soprattutto le amicizie e gli affetti mi stanno aiutando a ricaricare le batterie.
Avendo più tempo libero, riesco anche a rispondere finalmente alle decine di messaggi ed e-mail che ricevo quasi ogni giorno, anche se devo dire che normalmente quando posso rispondo quasi subito.
Certo, anche a me capita che gente sconosciuta si permette di aggiungerti come amico su Facebook, scrivere commenti stupidi sotto una foto mostrando un’ inspiegata confidenza nei nostri confronti senza alcun valido motivo e volere sempre e comunque ragione. Basta non tenerne conto.
Credo che per ogni cosa che diciamo o scriviamo ci vorrebbe un po’ di buon senso. Quel tanto che basta per non farci condizionare o travolgere dagli eventi.

Ritornando alle e-mail, molto spesso riesco ad individuare il tipo di persona già da come mi scrive o dal tipo di discorso che fa.
Avete presente quelli che riescono a intuire la personalità dell’interlocutore in base al tipo di scarpe indossate o al colore dello smalto per unghie? Ecco, uguale.
Piccola postilla per chi avesse intenzione di chiedere informazioni a me o ad altri colleghi:
Come si scrive una e-mail
- Dare del Lei alla persona a cui ci si rivolge.
- I ringraziamenti, anche se non obbligatori, sono graditi, vi fanno fare bella figura, oltre al fatto che lo stesso collega si mostrerà ben disposto nei vostri confronti anche nelle e-mail successive.
- Possibilmente scrivere anche un’e-mail di risposta, altrimenti al destinatario sembrerà di rispondere a vuoto.
Ricordatevi inoltre che chi vi risponde, dedicando una mezz’ora del suo tempo, magari è un collega che smonta da un turno di almeno 12 ore o dalla notte precedente. Quindi se non vi riscrive entro un nanosecondo abbiate pazienza per favore.
Per quanto mi riguarda, questo è un periodo “strano”.
Ormai sono in un’età in cui i miei coetanei si sposano e fanno figli, cominciano a sistemarsi e ti chiedi “ma fino a ieri tutti noi non giocavamo a ‘schiaccia sette’ in spiaggia?”.
Personalmente parlando non mi faccio troppi problemi: al momento giusto, mi sistemerò. Questa frase ha tenuto a bada il parentado nei confronti di mio fratello fino adesso, non vedo perché non possa funzionare con me!
Dal punto di vista professionale sto tentando di capire cosa mi conviene fare in futuro, se dedicarmi all’attività privata, alla carriera ospedaliera o altro ancora.
Sto pensando di continuare lo studio del tedesco puntando all’esame di C2, ma sto anche vagliando la possibilità di un cambio di specializzazione, avendo l’Ortopedia come punto fermo. Una doppia specializzazione non sarebbe male, ma voglio valutare bene.
I motivi? Ce ne sono tanti. In generale:
- Qualità di vita scesa allo zero assoluto. Non è più concepibile essere di turno sia a Natale che a Capodanno e tornare in Italia una volta l’anno.
- Problemi di salute vari (tranquilli, non sto morendo!). In ogni caso mi sto impegnando in tal senso riprendendo la mia antica passione, la corsa.
- Nuove prospettive che non avevo valutato: le opportunità e le offerte che ho vagliato in questi mesi sono molto allettanti e di conseguenza non ho ancora un’idea chiara sul da farsi.
Forse è ancora troppo presto per pensarci. In ogni caso rifarei la stessa, identica scelta.
Ormai l’Italia non è un paese per giovani.
Gian Marco
A parte la questione del Lei (che su internet, fra colleghi, fra l’altro tutti giovani, ecc, mi sembra sempre una stupidata, ma è certamente questione di diverse sensibilità… però io se uno studente in reparto mi desse del lei lo prenderei un po’ a pernacchie sinceramente) discorso ampiamente condivisibile 🙂
Ciao Emanuele! Sarei d’accordo con te se il discorso riguardasse i colleghi della nostra generazione. Purtroppo il fatto è avvenuto con un collega ben più grande di me che, senza alcun apparente motivo, ha mostrato un grado di confidenza immotivato e soprattutto mi ha “augurato” una dolce fine. Fosse stato un mio amico avrei pensato ad una goliardiata, in questo caso invece l’ho vista come un modo di “vomitarmi” addosso le sue frustrazioni.