È una delle domande più frequenti in ambulatorio. Spesso arriva già con una convinzione implicita: 👉 più esami = diagnosi migliore.
In realtà, non è così.
La risonanza magnetica (RM) è uno strumento potente, ma non è sempre necessaria. E, se usata nel momento sbagliato, può creare più confusione che chiarezza.
L’altro giorno – l’undici luglio per l’esattezza – ho fatto il compleanno.
Da quando sono in Germania, ho quasi sempre festeggiato prendendomi un giorno di vacanza oppure un giorno di libero ottenuto usando gli straordinari.
Non poteva mancare il pacco da giù!
In genere andavo a fare una gita fuori porta in qualche città o stato vicino.
Quest’anno è accaduto inevitabile. O quasi.
Al mattino presto, mi ha chiamato il collega che aveva il turno lungo (“Langdienst”).
“Sono positivo al Covid, secondo la legge devo lasciare immediatamente l’ospedale. La collega che sta smontando dalla notte ti aspetta”.
Dopo aver elencato tutti i santi del calendario in italiano, tedesco e inglese, mi sono vestito alla velocità della luce e sono andato a lavoro.
Potete ben immaginare il mio stato d’animo, diciamo che ero abbastanza seccato (eufemismo).
Nonostante ciò e avendo bassissime aspettative, devo dire che la giornata è stata migliore di quanto avessi pensato.
Tantissimi colleghi, molti “insospettabili” tra l’altro, mi hanno fatto gli auguri.
Mi hanno chiesto ovviamente perché fossi a lavoro dato che era il mio giorno di festa e ho spiegato loro l’accaduto, scusandomi anche di non aver portato niente per un buffet.
La cosa è continuata anche nei giorni successivi.
Sapendo tutto quello che è successo, le infermiere di sala il giorno dopo mi hanno cantato “buon compleanno” in sala operatoria e l’ultimo giorno di turno lungo sono uscito molto prima del previsto.
Come si dice? Non tutti i mali vengono per nuocere.
Moin! Ecco a voi la prima parte delle Briefe di Ortopedia e Traumatologia. Spero di pubblicare al più presto le altre parti. Non garantisco la completezza o la correttezza dei contenuti!
Queste sono le domande che mi vengono rivolte quotidianamente attraverso i messaggini che mi arrivano ogni giorno dall’Italia e da altre parti del mondo da amici, parenti, conoscenti e abitatori vari del “villaggio globale”.
Purtroppo ho avuto pochissimo tempo, specialmente nell’ultimo periodo, tuttavia adesso tenterò di ricucire il filo del “mio” discorso passato.
Da quest’anno sono ritornato “definitivamente” in traumatologia (salvo eventuali problemi socioeconomici tedeschi, quindi incrociamo le dita). Ho ruotato un’altra volta e adesso esercito in un ospedale distante un’ora da dove vivo. In Sicilia non sarebbe possibile fare il pendolare con due treni, ma qui per fortuna i mezzi pubblici funzionano in modo soddisfacente (anche con qualche tromba d’aria di troppo!).
Klein Schockraum, riesige Probleme!
In questa clinica mi sto trovando molto bene. Certo, si lavora molto come sempre, però si sa, quando fai una cosa che ti piace la stanchezza di sente meno! In questo periodo poi si lavora anche più di prima a causa del Covid-19 e quindi siamo entrati da un paio di settimane in uno stato di crisi.
Ciò significa:
tutte le operazioni programmate sono state spostate o sospese,
sì operano solo i casi urgenti che arrivano col RTW (Rettungswagen, l’ambulanza)
si gestiscono i pazienti affetti da Coronavirus.
Dato che siamo in un vero e proprio stato di guerra, dobbiamo gestire TUTTE LE TIPOLOGIE di pazienti che arrivano in pronto soccorso, cioè anche quelli che normalmente non sarebbero di nostra competenza dato che il mio è un ospedale prettamente chirurgico.
Ovviamente adottiamo tutte le misure necessarie e l’Istituto di Igiene Regionale ci dà una mano ogni volta che può, ma le linee guida vengono aggiornate almeno 2 volte al giorno e se hai avuto magari una guardia domenica con un riposo al lunedì, martedì al rientro ci sono nuove strategie da adottare.
Insomma, bisogna fare di necessità virtù, adattarsi e in ogni caso raggiungere lo scopo. Chiaramente stiamo vivendo in un periodo particolarissimo, molti lo definiscono “epocale”, per cui i turni di lavoro non si misurano più ad ore bensì dalla capacità di resistere, “sotto pressione” sia psichica che fisica. Nessuno guarda più l’orologio! Vai avanti finché ce la fai a stare in piedi. Quindi la risposta che mi sento di dare alla domanda iniziale è: Quando finirà questo stato di cose? Comunque sono convinto che ce la faremo!
Gian Marco
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