Vorrei iniziare il post ringraziando tutti coloro che mi seguono dall’Italia e dall’Europa, soprattutto gli amici che mi seguono dall’America Latina, dagli USA, dalla Tanzania, dal Perù, dall’Islanda e dagli Emirati Arabi e da altri paesi sparsi per il mondo.
È davvero bello essere letti in questi stati così lontani. Mi piacerebbe sapere chi sono, cosa fanno e come si trovano. Probabilmente saranno colleghi che lavorano da quelle parti! Mi interesserebbe saperne di più!
Andiamo dunque al presente.
Dopo diverse Bewerbungsmappe inviate e varie offerte ricevute, ho trovato un’ottima occasione in un piccolo centro urbano vicino ad una grande città.
In questi giorni pertanto mi sto preparando per il trasloco nella nuova sede e ci sono quindi sempre mille cose da fare.
Come ho fatto a scegliere?
Vi dirò che non è stato semplice.
Sono stati giorni di riflessione e di consultazione. In ogni caso, comunque, quello che conta è la sensazione “di pancia”, o intuito. Ed è quello che ho avuto al colloquio.
Quel giorno mi sono presentato con una decina di minuti di anticipo e casualmente sono riuscito ad incrociare il primario. Mi sono presentato e mi ha detto di accomodarmi un momento in sala di attesa perché aveva ancora un paziente da visitare. Gli ho detto che non c’era alcun problema e che poteva fare con calma.
Il paziente era un neonato di circa 3 mesi, figlio di uno dei tanti rifugiati che sono arrivati in questi mesi in Germania. La madre si era accorta per caso che l’arto inferiore sinistro era più corto di quello destro. Durante la visita il primario era anche in compagnia di una specializzanda, che al mattino aveva fatto un’ecografia all’anca del piccolo paziente.
Diagnosi: displasia congenita dell’anca. Per chi non fosse esperto, è un’alterazione congenita dell’articolazione tra bacino e femore.
Può comportare gravi conseguenze posturali e di locomozione se non individuata in tempo, ma fortunatamente non era questo il caso.
Quello che mi ha colpito, però, è il modo con cui lo Chef si è approcciato e ha visitato il neonato e come ha riferito del problema e delle diverse soluzioni ai genitori.
È difficile da spiegare, ma è stata di un’umanità e di un’empatia unica.
Un’empatia che hanno veramente in pochi.

Dopo aver finito, mi raggiunge, si scusa ancora una volta per il ritardo e mi fa accomodare nel suo ufficio.
Mi ha intrattenuto per circa un’ora e mi ha chiesto praticamente di tutto: situazione a casa, Italia, Sicilia, Juventus, situazione sentimentale. È stata davvero una discussione amichevole.
Alla fine mi ha proposto di fare una Hospitation di un giorno e mi ha precisato che non lo faceva per me, bensì per farmi conoscere dai suoi colleghi e collaboratori.
Siccome nel suo team c’era già un ottimo clima lavorativo e non lo avrebbe voluto alterare per nessuna ragione al mondo, egli voleva l’approvazione degli aiuti primari e dei specializzandi che lavoravano con lui all’inserimento di una nuova unità al loro gruppo di lavoro.
Il giorno di prova, subito dopo il Frühbesprechung, mi ha presentato a tutti e mi ha dato carta bianca su ciò che volevo fare.
Non vi nascondo che ero abbastanza teso, per come è ovvio, ma alla fine è andata bene.
Lo Chef mi ha inviato un messaggio WhatsApp il mattino seguente, dicendomi che i colleghi erano rimasti bene impressionati dal mio operato e che quindi mi avrebbero accettato volentieri nel loro gruppo.
In seguito si è fatto sentire con una telefonata per chiarirmi ulteriori dettagli.
Naturalmente dopo una giornata di prova non si può avere il quadro completo di una situazione lavorativa e dei colleghi; ma dopo avere sostenuto altri colloqui e visto altre realtà (alcune davvero allucinanti, credetemi), questa mi è sembrata la più congeniale alla mia personalità.
Quello che ne seguirà sarà, come sempre, un salto nel buio, come quando si lanciano i dadi al casinò. Tuttavia sono fiducioso che possano uscire i numeri su cui ho puntato.
Gian Marco