Articolo post-trasloco e quarto Ferragosto in Germania

Solo ieri mi sono reso conto che oggi sarebbe stato Ferragosto e sempre ieri mi sono accorto che l’articolo di luglio era saltato.

Chiedo venia, ma tra trasloco, gli ultimi documenti per il nuovo ospedale da richiedere, tradurre e consegnare e la solita marea di cose da fare in pochissimo tempo non ho avuto minimamente un momento per scrivere.

Cercherò di rimediare.

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Finalmente sono in una città monumentale ma allo stesso tempo moderna, piena di “gggiovani”, di giardini e di bici.

Ci sono bici ovunque.

Non a caso una buona metà dei miei pazienti giornalieri sono affetti da “fratture da scivolamento e/o urto mit dem Fahrrad”. Potete intuire quindi quanto i ciclisti siano molto amati in ospedale.

La casa è bella, nuova, moderna e dà sul verde.

Alcuni sostengono che sia piccola, ma non capiscono l’impagabile goduria nel pulire l’appartamento con un colpo di Swiffer al ritorno da un turno o da uno smonto notte.

Un altro vantaggio è che una casa un pochino più grande avrebbe significato un raddoppio dell’affitto. Il mercato delle case in Germania – soprattutto nelle città universitarie – è completamente folle. Spero di ritornare in futuro sull’argomento.

Il nuovo ospedale è piccolo ma l’ambiente di lavoro è molto buono, uno dei motivi principali della mia scelta.

Intendiamoci, l’”ospedale Paradiso” non esiste.

Ogni centro ha i suoi pro e i suoi contro.

Bisogna scegliere in base alle proprie tendenze e ai propri obiettivi.

Si preferisce in genere un centro universitario per fare carriera e per avere a che fare con un numero elevato di pazienti e di casistiche, ma non è detto che ambiente e formazione siano all’altezza.

Al contrario, un centro più piccolo è ottimo per avere un buon percorso formativo e si possono trovare pure ambienti lavorativi molto buoni, anche se non si andrà ogni due mesi ad un congresso nazionale o internazionale.

In ogni caso, si lavorerà sempre e comunque come muli.

Per ora sono contento così, poi si vedrà.

Come dico sempre, è la vita a decidere per noi.

Angolo delle risposte

Mi sono state poste più volte via mail le seguenti domande: “Come ci si deve preparare per il primo giorno di lavoro?”, “i tedeschi sanno che i giovani medici italiani, sebbene si laurino con 110/110 cum Laude e bacio in fronte, non sanno nemmeno fare un prelievo?”, “qual è esattamente la mentalità tedesca sullo studio e sul lavoro?”.

Risposta: è un altro mondo.

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Il primo giorno di lavoro viene in genere passato a cercare di completare tutta una serie di procedure burocratiche: consegna di targhetta, chiavi stanza medici, telefono o cercapersone, visite mediche, giro dell’ospedale e controllo delle procedure di sicurezza, etc.

Fra le altre cose, se avete fortuna, vi consegneranno fin da subito tutta una serie di protocolli terapeutici e diagnostici. Dovrete metabolizzarli senza indugio, in modo da avere già una certa dimestichezza.

I colleghi tedeschi sanno benissimo che la nostra preparazione pratica ha delle falle, ma sanno anche che noi la riusciremo a compensare con la nostra preparazione e la nostra determinazione.

Alcuni vi accompagneranno passo passo, altri vi butteranno nell’acqua fredda, ma in ogni caso la qualità della nostra formazione dipende da noi stessi, cioè dallo studio e dal lavoro quotidiano. Su questo non si discute.

Libri e manuali in tedesco ce ne sono a iosa. Forse anche troppi.

L’unico consiglio in tal senso è quello di seguire le vostre attitudini.

Voi siete i tipi che in facoltà partivate a studiare dal libro? Siete quelli che studiano – come dico io – “dal particolare al generale”. Partite allora da un testo universitario tedesco. In rete si trovano molto facilmente i programmi e i libri di tutte le materie di ogni facoltà di medicina della terra di Schopenhauer.

Siete invece i tipi che andavano avanti a forza di sbobine e dispense come il sottoscritto? Congratulazioni: fate parte di quella cerchia di persone che studiano “dal generale al particolare”. Potete partire allora dagli Skript e linee guida tedeschi, anch’essi di semplice reperimento.

In entrambi i casi andrete a toccare gli stessi materiali, cambierà soltanto l’ordine di approccio.

Almeno però avete seguito la vostra inclinazione.

In merito alla mentalità, i tedeschi in genere sono molto più stacanovisti e molto meno provinciali di noi italiani. Per dirne una: in molte parti della Germania non esiste il concetto di Ferragosto. Esso è un giorno come un altro, perciò in genere si lavora.

All’università, ad esempio, si va già preparati alla lezione: i ragazzi sanno già di che cosa parlerà il professore, qual è il programma della materia nel dettaglio, hanno perfino delle dispense preparate direttamente dal capodipartimento.

Qui di seguito uno Skript di chirurgia generale e viscerale: Skript_Praktikum

Pochissimo tempo fa ho parlato con uno statistico e selezionatore di una grande azienda, cioè uno che di mestiere calcola il rendimento dei dipendenti sul lavoro, e mi sottolineava come gli italiani hanno sempre problemi a superare il periodo di prova iniziale.

“Quando avete un’emergenza o dovete risolvere un problema nell’immediato, riuscite a dare sempre il 200 % e a farcela sempre (tradotto: sfangarla N.d.GM.). Viceversa, non siete in grado di impegnarvi costantemente nel lavoro quotidiano, lì date il 20 %”.

Credo che abbia colto nel segno. E lo dico con profonda amarezza.

Buon ferragosto!

Gian Marco

P.s. Un saluto a tutti quelli che mi seguono dal Brasile, dall’Australia e dal Pakistan!

Diversità culturali – il trasloco

Capita a tutti, prima o poi, di dover traslocare. Da noi normalmente capita subito dopo esserci sposati o non appena la famiglia si allarga.

Per quanto riguarda noi specializzandi all’estero, il cambio-casa avviene ogni volta che si cambia ospedale.

Come avevo già scritto (diversita-culturali-la-casa) all’inizio conviene prendere una casa ammobiliata o semi-ammobiliata per abbattere i costi iniziali dati principalmente dagli elettrodomestici .

Nel mio caso ho iniziato proprio così, affittando una Ferienwohnung (“Casa vacanze”).

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Nuova città, nuovo ospedale, nuovo trasloco

Vorrei iniziare il post ringraziando tutti coloro che mi seguono dall’Italia e dall’Europa, soprattutto gli amici che mi seguono dall’America Latina, dagli USA, dalla Tanzania, dal Perù, dall’Islanda e dagli Emirati Arabi e da altri paesi sparsi per il mondo.

È davvero bello essere letti in questi stati così lontani. Mi piacerebbe sapere chi sono, cosa fanno e come si trovano. Probabilmente saranno colleghi che lavorano da quelle parti! Mi interesserebbe saperne di più!

Andiamo dunque al presente.

Dopo diverse Bewerbungsmappe inviate e varie offerte ricevute, ho trovato un’ottima occasione in un piccolo centro urbano vicino ad una grande città.

In questi giorni pertanto mi sto preparando per il trasloco nella nuova sede e ci sono quindi sempre mille cose da fare.

Come ho fatto a scegliere?

Vi dirò che non è stato semplice.

Sono stati giorni di riflessione e di consultazione. In ogni caso, comunque, quello che conta è la sensazione “di pancia”, o intuito. Ed è quello che ho avuto al colloquio.

Quel giorno mi sono presentato con una decina di minuti di anticipo e casualmente sono riuscito ad incrociare il primario. Mi sono presentato e mi ha detto di accomodarmi un momento in sala di attesa perché aveva ancora un paziente da visitare. Gli ho detto che non c’era alcun problema e che poteva fare con calma.

Il paziente era un neonato di circa 3 mesi, figlio di uno dei tanti rifugiati che sono arrivati in questi mesi in Germania. La madre si era accorta per caso che l’arto inferiore sinistro era più corto di quello destro. Durante la visita il primario era anche in compagnia di una specializzanda, che al mattino aveva fatto un’ecografia all’anca del piccolo paziente.

Diagnosi: displasia congenita dell’anca. Per chi non fosse esperto, è un’alterazione congenita dell’articolazione tra bacino e femore.

Può comportare gravi conseguenze posturali e di locomozione se non individuata in tempo, ma fortunatamente non era questo il caso.

Quello che mi ha colpito, però, è il modo con cui lo Chef si è approcciato e ha visitato il neonato e come ha riferito del problema e delle diverse soluzioni ai genitori.

È difficile da spiegare, ma è stata di un’umanità e di un’empatia unica.

Un’empatia che hanno veramente in pochi.

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Dopo aver finito, mi raggiunge, si scusa ancora una volta per il ritardo e mi fa accomodare nel suo ufficio.

Mi ha intrattenuto per circa un’ora e mi ha chiesto praticamente di tutto: situazione a casa, Italia, Sicilia, Juventus, situazione sentimentale. È stata davvero una discussione amichevole.

Alla fine mi ha proposto di fare una Hospitation di un giorno e mi ha precisato che non lo faceva per me, bensì per farmi conoscere dai suoi colleghi e collaboratori.

Siccome nel suo team c’era già un ottimo clima lavorativo e non lo avrebbe voluto alterare per nessuna ragione al mondo, egli voleva l’approvazione degli aiuti primari e dei specializzandi che lavoravano con lui all’inserimento di una nuova unità al loro gruppo di lavoro.

Il giorno di prova, subito dopo il Frühbesprechung, mi ha presentato a tutti e mi ha dato carta bianca su ciò che volevo fare.

Non vi nascondo che ero abbastanza teso, per come è ovvio, ma alla fine è andata bene.

Lo Chef mi ha inviato un messaggio WhatsApp il mattino seguente, dicendomi che i colleghi erano rimasti bene impressionati dal mio operato e che quindi mi avrebbero accettato volentieri nel loro gruppo.

In seguito si è fatto sentire con una telefonata per chiarirmi ulteriori dettagli.

Naturalmente dopo una giornata di prova non si può avere il quadro completo di una situazione lavorativa e dei colleghi; ma dopo avere sostenuto altri colloqui e visto altre realtà (alcune davvero allucinanti, credetemi), questa mi è sembrata la più congeniale alla mia personalità.

Quello che ne seguirà sarà, come sempre, un salto nel buio, come quando si lanciano i dadi al casinò. Tuttavia sono fiducioso che possano uscire i numeri su cui ho puntato.

Gian Marco