Alla fine sono riuscito a sfangarla: il primo Spätdienst è andato! Inizio subito dicendo che non è stato per niente semplice e i motivi si possono facilmente intuire.
- In primis la stanchezza. Prima di iniziare il mio turno lungo, lavoro come sempre (consensi informati, prendere anamnesi, prelevare il sangue, etc.). Mi riesco naturalmente a gestire, ma si arriva alle 16 già stanchi.
- In secondo luogo, dovevo gestire da solo sia il pronto soccorso che il reparto degenza. Ciò vuol dire che oltre al mio telefonino ospedaliero privato (usato per contattare gli altri colleghi) avevo anche un altro telefonino, quello che si consegna a colui che fa il turno lungo, che da qui in poi verrà chiamato “Il Telefonino della Morte”. Dal Telefonino della Morte ogni 15 minuti circa ricevevo una chiamata del tipo: “Herr Doktor, al paziente XY che è ricoverato da 15 giorni e che lei non conosce quanto gli diamo di ‘NOME DI FARMACO COMMERCIALE TEDESCO A ME SCONOSCIUTO’? Ah, il paziente è diabetico e ha un’insufficienza renale al V Stadio.”
- A tutto questo si aggiungevano gli Infermieri, che se da un lato mi hanno aiutato tantissimo, dall’altro non ti risparmiavano nulla. C’era chi mi chiedeva delucidazioni su alcune “procedure burocratiche”(!), chi voleva visitato più pazienti possibili e chi ancora andava in pausa senza dire nulla.
Cord, il mio mentore e che mi ha introdotto in questo ambiente, per spiegarmi come funziona il metodo di insegnamento tedesco un giorno mi disse così:
“Auf Deutsch sagt man: ‚Jemanden in das kalte Wasser schmeißen‘.
Er muss schwimmen ob er will oder nicht…und er schwimmt weil er überleben will!“
(Tr.: “In tedesco si dice: ‚Buttare qualcuno nell’acqua fredda’. Lui deve nuotare, che lo voglia o no…e lui nuoterà perché vuole sopravvivere!”)

Quindi, in sostanza, sono stato buttato nell’acqua fredda, però in verità devo dire che i colleghi “mi hanno insegnato a nuotare” e gli infermieri “mi hanno lanciato molte volte la ciambella di salvataggio”.
In generale, è stata una settimana pesante, ogni giorno è stato un continuo susseguirsi di pazienti dal mattino alla sera. Voi direte “beh, lavori in un pronto soccorso, tutto ciò è normale”. È vero, ma solitamente il mercoledì e il giovedì sono giornate fiacche, dove si presentano al massimo 10 pazienti complessivamente. Questa volta, invece, è stata una settimana di 5 lunedì!
L’altro giorno ho parlato con il primario di chirurgia Traumatologica e mi ha consigliato di fare il prima possibile un “corso base di protezione contro le radiazioni” (“Grundkurs in Strahlenschutz”), che altro non è che un corso di interpretazione delle immagini radiografiche. Il nome è un po’ fuorviante, in quanto con “protezione contro le radiazioni” si intende sia il comportamento che il medico deve adottare quando si trova in sala radiografica, sia l’intento di non sottoporre il paziente a immagini radiografiche inutili e quindi potenzialmente dannose per la sua salute.
A questo punto mi sembra giusto fare una precisazione. Questi corsi fanno parte del mio percorso formativo e vengono interamente pagati dall’ospedale per un massimo di 1300 euro all’anno, tranne il vitto e l’alloggio, che però posso detrarre dalle tasse. In genere i primi che si seguono sono quello sopracitato e un corso base di ultrasuoni, che aiutano a “nuotare meglio” – citando di nuovo il titolo del post – durante le guardie.
Gian Marco
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