Nell’articolo precedente vi avevo accennato come in questo periodo io stia facendo dei colloqui di lavoro in vari ospedali per poter continuare questa benedetta specializzazione.
Breve sinossi:
La specializzazione medica in Germania è delegata alle singole aziende ospedaliere, le quali sono “abilitate” a fornire un certo numero di anni in diverse branche mediche. Alcuni dispongono di tutta la specializzazione completa, altri solo di alcuni mesi.
Sull’argomento colloqui di lavoro avevo già parlato in precedenza (vi allego il link del post in questione: Colloquio di lavoro).
Spinto dall’iniziativa di un collega, questa volta vorrei raccontare i tre colloqui più assurdi che mi siano capitati finora.
Naturalmente scriverò delle interviste più raccontabili e “credibili”, ce ne sono certuni che superano l’immaginazione.

Come in una vera classifica partirò dalla posizione numero 3:
Gian Marco e il primario del medico “scomparso”.
Era un normale venerdì sera tedesco, molto freddo e molto buio. Mentre ero di fronte al Pc per la normale routine serale improvvisamente è squillato il telefono.
Prefisso di un Land dell’Est, numero sconosciuto.
Rispondo: “Rizzuti, hallo!”
Dall’altro capo del telefono sento una voce dall’oltre tomba: “Buona sera. Sono Herr Dr. Sempronen, primario della Klinik Tal-dei-Quali, provincia di Viterben. Ho letto il suo CV, sarei molto interessato ad assumerla”.
Sono felice, ma rispondo con voce ferma e professionale: “Va bene, perfetto. Avrei intenzione di iniziare il primo possibile”.
“Ah benissimo! Sarebbe disposto ad incominciare, che ne so, lunedì…prossimo?”.
In quel momento ho pensato di non aver capito bene, ma poi lui ha continuato: “sa com’è, c’è molto lavoro, un collega siriano è scappato (!) l’altro giorno, lo avevamo allevato come un figlio ma diceva da tempo che aveva avuto problemi di stress e la moglie era fuggita portandosi anche il figlio…fatto sta che se n’è andato e io mi sono rimesso a fare i turni di notte. Si sente che lei è molto preparato (!!) e che parla benissimo il tedesco. Allora, viene?”.
Io, fra lo sbalordito e il perplesso, ho detto: “comprendo che lei sia in difficoltà, ma deve ammettere che il preavviso è un tantino breve, inoltre non saprei dove dormire”.
Lui: “guardi, per quello non c’è problema, può affittare una stanza…nel paese più vicino”. Le ultime 4 parole le ha praticamente sussurrate.
“Quanto vicino?” ho chiesto.
“Non è tanto lontano, circa un’ora e mezza di auto”.
Io: “…”.
“…ma l’asfalto delle nostre strade è stupendo, glielo assicuro!!!”.
Mi sono congedato dicendogli che gli avrei fatto sapere entro l’indomani. Era chiaro che cercava qualcuno disperato tanto quanto lui che lo potesse raggiungere in quella zona dimenticata da Dio. Di conseguenza ho rinunciato all’offerta.
*
In seconda posizione troviamo un’altra storia che ha del paranormale, “l’ultima risonanza a Maccarèsen”.
Questa fa parte della mia prima collezione di colloqui, che per motivi di documentazione ero stato costretto a sostenere solamente nella regione del Bayern, il Land dove si trovano Monaco e Norimberga per intenderci.
Fra i vari paesi che ho visitato c’è Maccarèsen (nome di fantasia), paesino a due ore da Praga.
Giunto lì, dopo 9 ore di treno e 6 cambi, mi sono reso subito conto di una cosa: non c’era campo. Il telefono non prendeva. Ma niente, zero, null!
Il terrore di essere completamente isolato cominciava a farsi largo dentro di me. In più avvertivo una strana sensazione.
Dopo aver passato un bel po’ di tempo a chiedere in giro in mezzo alla neve e al buio – Google Maps non funzionava – sono riuscito a trovare finalmente l’ostello in cui avrei alloggiato.
Arrivato in camera mi sono addormentato di botto.
La mattina successiva mi sono svegliato con una bella sorpresa: uno splendido paesaggio innevato! Solo dopo mi sono accorto che la neve aveva ricoperto tutta la zona e che i mezzi pubblici (taxi compresi) erano stati momentaneamente interrotti.

uno scorcio paesaggistico della ridente Maccarèsen
Fortunatamente il proprietario dell’ostello mi ha accompagnato gentilmente con la sua auto alla sede del colloquio. Aveva insistito per rimanere ad aspettarmi per potermi dare un passaggio al ritorno. Chi ha detto che i tedeschi sono freddi?
Comunque durante il tragitto in auto, ho osservato finalmente il villaggio alla luce del giorno e ho avuto la risposta a quella strana sensazione della sera prima.
Sapevo a cosa somigliava quel paesino: era la versione tedesca di Twin Peaks!
Per chi non lo sapesse: Twin Peaks è una cittadina immaginaria, luogo delle vicende della omonima serie tv anni ’90. Caratteristiche principali di questo telefilm: un macabro omicidio di una giovane donna, la domanda-tormentone “chi ha ucciso Laura Palmer?” e il fatto che tutti, dal padre di Laura all’ultimo dei cespugli, avevano un movente ed erano sotto accusa per questo delitto. Non c’era sicuramente un’aria da villaggio Alpitour.
Ecco, questa è stata l’impressione che ho avuto a caldo.
Vabbè, sto esagerando un pochino per rendere più appassionante il racconto. In realtà sono stati tutti molto calorosi e il colloquio si è svolto nella maniera più tranquilla e informale in assoluto, come è sempre accaduto.
C’era solo un però.
Non avrei dovuto lavorare lì, ma a Caltanissetten (altro nome di fantasia), un paesino-ino-ino ancor più in alto Maccarèsen, quasi oltre le nuvole!
Alla mia domanda “Ma qui non siamo già in montagna?” la risposta è stata “qua ci troviamo ad appena 450 m sul livello del mare”. Aveva ragione, ma “l’effetto Twin Peaks” e i 15 metri di neve mi avevano disorientato.
Ho ringraziato per l’opportunità, ho salutato e me ne sono andato.
Due giorni dopo avrei firmato un contratto con un altro ospedale. Sono stato sinceramente rincuorato dal fatto che non sarei finito come la povera Laura Palmer!
Si sono fatti sentire molto più in là asserendo che avevano preferito assumere uno specializzando della zona. Almeno così mi hanno scritto.
Fatto sta che ho tuttora un Google Alerts col nome dell’ospedale e vengo ancora automaticamente avvertito dei vari aggiornamenti.
Cercano ancora oggi il potenziale Assistenzarzt. O forse la potenziale vittima.
Ah, quasi dimenticavo!
La “risonanza” del titolo della storia si riferisce al galattico scanner per la risonanza magnetica in dotazione a questo ospedale, uno dei primi in Baviera ad adoperare un sistema a 7 Tesla (normalmente arrivano fino a 2 Tesla). Durante l’intervista lo citavano spesso e avevano più che ragione a vantarsi.
*
Siamo arrivati finalmente al primo posto della mia speciale classifica.
In primissima posizione…
(rullo di tamburi)
è…la famigerata intervista del nodo alla Messner!

Sotto gentile consiglio di un collega, ho pure fatto domanda in una clinica religiosa in Vestfalia.
Era una branca chirurgica molto ambita – non cercavano uno specializzando ortopedico – ma dato che c’era effettiva carenza sono stato invitato quasi subito per un colloquio.
Dato che ero sbalordito per l’improvvisa chiamata, ho chiesto un po’ in giro per capire come fosse effettivamente la situazione in quel reparto.
Causa tagli al personale e dimissioni improvvise, lo Chef era sotto organico in maniera seria e cercava urgentemente qualcuno da assumere. Essendo un ospedale religioso, i reparti sono sempre con la cinghia ben stretta e il direttore sanitario voleva spendere il meno possibile.
Avevo già discusso sia col collega che col primario per il posto in questione ed ero sempre stato diretto con le domande.
Avevo capito che tipo fosse lo Chef – sotto molti punti di vista era molto “italiano” – potevo permettermi perciò un certo tipo di atteggiamento.
La prima cosa che mi ha colpito era il giorno e l’ora dell’incontro: domenica mattina alle 9. Perché? Perché gli altri giorni lavorava, il sabato giocava il campionato tedesco e la domenica pomeriggio aveva intenzione di vedersi la Serie A!
Secondo: il colloquio si è tenuto di fronte a due Oberaerzte e ad uno specializzando. Un bel plotone di esecuzione!
In ogni caso, come sempre, mi hanno messo a mio agio e ho risposto alle varie domande che mi hanno posto.
Finché non è arrivata la fatidica domanda:
“Conosce il nodo alla Messner? Lei è italiano, terra di alpinisti, dovrebbe conoscerlo sicuramente”.
Si riferiva probabilmente a Reinhold Messner, alpinista di Brunico. Io lo conoscevo solo per la famosa pubblicità di una nota marca d’acqua. Non sapevo avesse dato un suo nome ad un nodo!

In merito alle montagne, io e Reinhold la pensiamo allo stesso modo!
Io: “provengo dalla Sicilia, terra di sole e di mare. Ho più destrezza con i nodi da marinaio!”. La butto sull’ironia.
Chef: “Ah ah ah! Fa lo stesso, non si preoccupi. Si tolga la giacca e venga qui”.
Ci svestiamo entrambi, ci alziamo e nello stesso momento uno dei due giovani vice primari estrae una fune (!) da un cassetto. Costui, tenendo un capo per sé, porge l’altra estremità al primario.
Mi viene mostrato questo famigerato nodo (potete vederlo a questo link: video nodo).
Cosa dovevo fare:
- Effettuare la legatura dopo averla vista una volta.
- Spiegarlo al capo.
- Farla svolgere proprio a lui seguendo le mie istruzioni in tedesco.
Bene o male, riesco a farcela.
Va bene, per sbaglio la prima cosa che mi riesce è un altro tipo di nodo ad occhiello – si chiamano così – ma al secondo tentativo riesco nell’impresa.
Subito dopo questo esercizio, mi chiede di scrivere una Operationsbericht, cioè la descrizione di un’operazione chirurgica.
Ne ho fatte tante, non sarebbe stato un problema. Il punto è un altro.
Dovevo redigere un resoconto di un intervento chirurgico in un ambito a me sconosciuto! Ho un’infarinatura di base su come si svolgono una buona parte di operazioni in sala operatoria, ma non so come si effettuano passo passo tutti gli interventi di tutti gli ambiti!
Comunque non mi perdo d’animo.
Il professore mi lascia il suo pc e mi dice che ho a disposizione tutto il tempo che voglio.
Dopo che è uscito dalla stanza, ho notato che a lato dello schermo vi era una dispensina con tutta una serie di operazioni chirurgiche fatte in quel reparto.
Cosa dico sempre? Improvvisare, adattarsi e raggiungere lo scopo.
Ho copiato perciò l’impostazione della relazione da una di quelle del fascicoletto, ho scritto tutto quello che sapevo sull’ operazione in questione e ho aggiunto una piccola chicca. Alla voce “anestesista di sala” scrivo Heidi Klum, nota modella tedesca. Visto il personaggio, me lo potevo permettere!
Dopo un quarto d’ora e ritornato e a chiesto di leggere la relazione.
Non appena il professore ha letto quel nome, è scoppiato in una fragorosa risata! Mi ha chiesto: “Ma come mai proprio lei?”. Ho risposto: “Mi sembra chiaro: dopo tutto quel tempo in sala operatoria ogni tanto vorrei alzare la testa e vedere qualcosa di bello!”. Ha continuato a ridere di gusto.
L’intervista è finita subito dopo.
Si è fatto sentire dopo un paio di settimane, dicendomi che avrebbe assunto un giovane collega siriano senza esperienza a causa del fatto che le aziende tedesche hanno dei forti sgravi fiscali nel caso in cui si decida di assumere personale proveniente da “zone di guerra”, o dove per lo meno ci sia un conflitto.
Mi ha detto però che avevo fatto un’ottima impressione con tutti e che avrebbe tenuto il mio cv da parte.
Mi scrive comunque tutt’ora. È interessato alle vicende calcistiche del Palermo!
Questa è la mia personale classifica. È ovvio che in mezzo a questi colloqui fuori dall’ordinario ci sono stati anche molte interviste abbastanza normali. Come sapete, però, non si sa mai cosa ci aspetta dietro l’angolo.
Il prossimo obiettivo? Redigere una vera e propria Top Ten!
Gian Marco
Se vai a Rothenburg ob der tauber ti chiedono se hai mai visto una scimmia a 3 teste?
Forse 🙂 Sicuramente dovrai avere con te un pollo di gomma con una carrucola in mezzo, non si può mai sapere XD
Ciao Gian Marco, sono Domenico seguo il tuo blog da circa 9 mesi (da quando lavoro in Sud Tirol) vorrei se chiederti delle informazioni in privato….come posso FARE?
Grazie Domenico
Ciao Domenico! Per scrivermi in privato basta andare alla sezione “Chi sono” del sito.
Gian Marco
Il resoconto dell’ultimo colloquio mi è piaciuto tantissimo ed è forse l’unico normale…tutti gli altri sono dei folli. Ma sei sicuro che fossero recruiter e non pazienti scappati da psichiatria reparto psicosi acute?