È passato esattamente un anno da quando ho cominciato realmente a lavorare in Germania.
Devo dire che il mio Cursus Honorum finora è stato più travagliato del previsto.
Ho trovato il mio primo lavoro in Baviera, in Bassa Franconia. Dopodiché mi sono spostato in Renania-Palatinato in un reparto più attinente a ciò che vorrei fare “da grande” e a fine mese mi sposterò in un’altra clinica nelle vicinanze a causa di “tagli al personale”. Avete capito bene, anche in Germania stanno riducendo le aziende ospedaliere e di conseguenza il personale sanitario è soggetto ad un ridimensionamento e quindi alla loro rilocazione.
Dopo un anno di specializzazione in Germania posso affermare quanto segue:
Aspetti positivi:
- Ho imparato una marea di nozioni e procedure. Non lo avrei mai immaginato, abituato com’ero al “sistema italiano”. Intendiamoci, non è che riesco a fare chissà che cosa: in certi momenti però mi sono trovato da solo a reggere la terapia intensiva, il reparto e un pronto soccorso (di media-piccola capacita´). Sicuramente in maniera non impeccabile e probabilmente con parecchie imperfezioni, ma sono riuscito in ogni caso a “sfangare” la giornata lavorativa. Parlando con diversi colleghi stranieri, i primi due anni di specializzazione in Germania sono i più duri e molto spesso ci si sente “inferiori” rispetto ai PJler, cioè i ragazzi che sono all’ultimo anno di studi e che frequentano i vari reparti prima di sostenere l’esame di abilitazione;
- Ho conosciuto tantissime persone e davvero molti colleghi, italiani e stranieri. Alcuni tramite il blog, altri grazie al lavoro. Solo pochissimi, però, si sono rivelati dei veri e propri amici. Inoltre ricordatevi sempre che i colleghi di lavoro sono prima di tutto colleghi e futuri concorrenti, non amici o confidenti.
- Avendo ormai trascorso gli ultimi anni in diversi ospedali tedeschi, (prima come Hospitation) ho capito che la caratteristica più importante che deve avere un posto di lavoro è il possedere un ottimo clima lavorativo. Non sottovalutate assolutamente questo aspetto. Se non vi trovate bene in un reparto o state imparando poco, trasferitevi in un altro posto. È la flessibilità del posto il vero vantaggio dello specializzarsi in Germania.

Aspetti negativi:
- Pensavo che le specializzazioni qui fossero strutturate in maniera migliore. Vengono riconosciuti solo blocchi lavorativi di 6 o 12 mesi e non c’è un vero e proprio piano di studi per quanto riguarda i Fortbildung, cioè i corsi di perfezionamento. Si va avanti per consuetudine o per “esperienza indiretta”.
- La solitudine è una cosa tremenda. Chi vive all’estero, o comunque chi lavora/studia in un paese lontano dalla terra natia, può capire di che sto parlando. Per fortuna, però, Skype e WhatsApp accorciano le distanze e qui ci sono diverse soluzioni per fare amicizia, se si riesce a trovare il tempo;
- “La mamma dei cretini è sempre incinta”, perfino in Germania. Avrete a che fare anche qui con colleghi, pazienti, inquilini, etc. al limite della fantascienza. Il consiglio è sempre quello: improvvisare, adattarsi e raggiungere lo scopo.
- La tv tedesca è una palla. Dico sul serio. Al confronto, TvSat 2000 è la CNN. Per i lunghi weekend innevati chiusi in casa, consiglio vivamente l’acquisto di Netflix e/o di una PlayStation, tutto rigorosamente settato in tedesco! 😀
“La vita sceglie per noi”. Sono parole che ho sentito e risentito dai miei amici e parenti e mi sto convincendo che sia davvero così. Possiamo fare del nostro meglio per affrontare certe situazioni, ma certe cose vanno per come devono andare.
Come diceva “il Divo” Giulio, “i problemi si dividono in tre categorie”. Alla prima categoria appartengono quei “problemi che si risolvono da soli” e di cui non vale la pena occuparsi. In base alla mia esperienza essi rappresentano all’incirca l’85% del totale. Nella seconda tipologia vi sono i “problemi senza soluzione”, di conseguenza non ha senso perderci tempo. Essi costituiscono il 15%. Il terzo tipo? È il restante 5%: sono i problemi che possono essere risolti per mano dell’uomo.
La vera sfida è saperli individuare! 😀
Gian Marco