E finalmente, dopo poco più di un mese di lavoro, mi è stato concesso un “weekend lungo” a casa, lontano da stress e altri tipi di “camurrie”(termine siciliano che sta ad indicare un variegata e sterminata tipologia di seccature).
Grazie a questo “tesoretto” di tempo, sono finalmente riuscito a leggere e a rispondere alle diverse e-mail che molti mi hanno inviato.
Diversi mi chiedono “come si fa ad entrare in specializzazione in Germania? C’è un concorso nazionale come in Italia, Francia e Spagna?”
Risposta breve: ti “assumono in specialità” tramite un colloquio (“Vorstellungsgespraech”) con il primario del reparto in cui ci si vorrebbe specializzare.
Risposta lunga: innanzitutto bisogna avere i documenti della “deutsche Approbation”, l’Abilitazione medica tedesca, pronti almeno al 90%. Dopodiché si inviano – per posta o via mail- le “Bewerbungsmappe” ai vari ospedali.

Normalmente la Bewerbungsmappe consta di:
- Curriculum Vitae (“Lebenslauf”), lunghezza massima 2 pagine e deve essere senza “buchi”! Dovete spiegare cosa avete fatto anno per anno dalle elementari al diploma di laurea e, da lì fino al mese precedente dell’invio della “mappe”;
- Lettera di motivazione (“Anschreiben”), in cui si spiega brevemente chi siamo, cosa abbiamo fatto, per che cosa facciamo domanda, cioè perché, in definitiva, chiediamo un colloquio (su questo comunque ci farò un post a parte);
- Copia del certificato di Lingua;
- Copia di vari certificati ottenuti i Germania (ad esempio, corsi di tedesco medico).
In genere rispondono abbastanza velocemente, anche in caso di esito negativo; se si inviano le “mappe” per posta, molto spesso te la rinviano a casa con allegato una lettera con spiegata la “motivazione” del rifiuto (mancanza di posti, reparto mancante in quell’ospedale, etc.). Se, invece, sono interessati, ti convocano telefonicamente o tramite e-mail. La scelta della data è trattabile.
Il colloquio di “assunzione in specialità” è molto anglosassone: ti mettono a tuo agio, ti danno da bere e CHIEDONO DI TUTTO! Domande standard sono “come mai ha scelto proprio questo ospedale?”,” sa cosa facciamo qui?”, “cosa vorrebbe diventare?”, “quali sono i suoi obiettivi?”. Altre domande molto soft sono “le piace cucinare?”, “sa giocare a calcio?”, “quale squadra tifa?” e “quali sono i suoi hobby?”.
In soldoni, i primari vogliono capire con chi hanno/avranno a che fare. Il colloquio è perciò anche e soprattutto una “questione di pancia”, cioè che prima impressione si dà al primario: se si dimostra di essere delle persone che hanno voglia di fare, determinate, magari anche simpatiche e che “non rompano troppo le balle” (cito testualmente!), le possibilità di essere assunti aumentano. Ciò è naturale: nessuno vuole avere a che fare con gente “arrogante, saccente e str****” (cito di nuovo testualmente!).
Il mio consiglio? Cercate di presentarvi ai colloqui con la giusta dose di ansia, siate voi stessi e dite sempre la verità su tutto…o quantomeno date una risposta verosimile! 😀
Gian Marco