Diversità culturali – la casa

Come vi ho già accennato, in questi giorni sto ultimando il trasloco nella nuova città e fino alla scorsa settimana ho visto decine di case e di appartamenti. Una delle particolarità che ho notato vivendo in Germania è proprio l’impostazione della casa.

In generale, le case sono abbastanza piccole (20-40 mq in città, un po’ di più nei centri più piccoli) rispetto allo standard italiano (media di 62 mq: 52 mq se si vive in un grande circondario, 80 nei centri minori) anche se ci sono naturalmente appartamenti molto grandi (sopra i 120 mq).

I pavimenti possono essere di tre tipi: linoleum, parquet o moquette. Le pareti sono dipinte di bianco e coibenti al freddo e gli infissi in genere di legno con vetro a doppia camera con apertura sia battente che a vasistas.

wohnung

Quando vi affittano la casa, essa è priva di mobili ma con la presenza del piano cottura (in metallo o vetroceramica) + forno. Solitamente il vecchio inquilino lo lascia e lo vende all’inquilino subentrante (Nachmieter) per non avere il problema del distacco e del trasporto.

Il concetto di “vano” (Zimmer) è diverso da come lo intendiamo noi. A Palermo, dove ho studiato e vissuto, i proprietari calcolavano il bagno, la cucina e alle volte anche il corridoio (!) come vani. Qui invece il vano sarebbe solo la stanza da letto (Schlafzimmer) e il soggiorno (Wohnzimmer). Quindi un trivano (3-Zimmer-Wohnung) in Germania è comunemente una casa con cucina, bagno, 2 stanze da letto e un soggiorno.

Le principali cose da chiarire con il locatore (Vermieter) sono:

  • Come lasciare le pareti dopo aver lasciato la casa (verniciare di nuovo)
  • Possibilità di cambiare il tipo di pavimento (in caso di appartamento con moquette)
  • Chiarire bene e far mettere per iscritto le condizioni contrattuali di disdetta (per esempio i tempi di preavviso e le motivazioni di disdetta).

Se invece cercate una casa ammobiliata – parzialmente o completamente- dovete cercare annunci per “Wohnen auf Zeit” (soggiorno temporaneo) o “Ferienwohnung” (letteralmente ‘casa vacanze’). I prezzi sono un po’ più cari ma avete diversi optional, come la pulizia della casa, il cambio delle lenzuola e degli asciugamani.

I siti che ho usato per cercare un appartamento sono:

  • immobilienscout24.de
  • ebay-kleinanzeigen.de
  • airbnb.de

I primi due sono ottimi per quanto riguarda la quantità e la qualità delle offerte, l’ultimo è eccellente per trovare qualche casa vacanze in breve tempo. Naturalmente state attenti alle truffe, vi riporto quelle più diffuse:

https://www.airbnb.it/help/article/199/what-should-i-do-if-someone-asks-me-to-pay-outside-of-the-airbnb-website

Per quanto riguarda le abitudini, i tedeschi non appena entrano in casa – propria o di un parente/amico – si tolgono le scarpe e camminano scalzi. Ho scoperto che questa consuetudine si verifica più frequentemente in quei paesi in cui c’è molta neve e vengono usati gli spargisale per liberare le strade durante periodo invernale. Camminare con le scarpe ricoperte di sale sul parquet non sarebbe una buona idea!

L’optimum per un tedesco è quello di avere una villetta con giardino in cui ci si possa rilassare nei (rari) giorni di sole e poter fare del giardinaggio.

È molto comune in queste villette avere una cantina (Keller) o addirittura un vero e proprio piano interrato di una decina di metri quadri, in cui i figli possono giocare in santa pace senza disturbare e senza essere disturbati.

Spero anch’io di raggiungere un giorno questo traguardo, ma al momento mi accontento del mio trivano! J

Gian Marco

 

P.s. Questa volta vorrei salutare i miei lettori della Corea del Sud (!), dell’Iraq, della Bolivia, dell’Ecuador e del Nicaragua. Se ci siete, battete un colpo!

Diversità culturali – Qualità della vita

In queste ultimi giorni diversi colleghi mi hanno contattato privatamente, credo in seguito al concorso di specializzazione in Medicina. Molti mi hanno chiesto “Con lo stipendio da specializzando riesci ad arrivare a fine mese?” o “Riesci ad avere un po’ di tempo libero per te stesso?”.

Tutte queste domande sono lecite, per carità, tuttavia hanno un punto in comune: la risposta a tali quesiti è altamente soggettiva.

Quindi quello che scriverò sarà la MIA esperienza, il MIO modo di vivere, il MIO modo di vedere le cose.

“A buon intenditor poche parole”.

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Con lo stipendio da specializzando in Germania si riesce a vivere in media molto dignitosamente. Dico in media, perché una cosa è essere Assistenzarzt a Berlino o a Monaco di Baviera, un’altra cosa è esserlo a Pirmasens o Zwiesel (non sono nomi inventati, purtroppo. Vi consiglio una bella visita con Google Maps!).

Inoltre essendo la Germania la patria di Aldi, Dm, Lidl e Penny Market, potete già capire che su molte cose – soprattutto per quanto riguarda i prodotti per la pulizia personale e per la casa potete risparmiare e molto. Alcuni alimenti di importazione – tipo carciofi, ciliegie e frutta in genere – si comprano invece a peso d’oro.

Oggetti “introvabili”: la candeggina e lo sgrassatore “con il Gallo del Pulito”. La candeggina credo che non si trovi sia per motivi puramente “culturali” – i tedeschi non la usano, al massimo adoperano degli spray con una piccolissima percentuale di ipoclorito di sodio – che per motivi legislativi. Sullo sgrassatore “col gallo francese” non ho ancora trovato un perché della sua assenza in terra teutonica. In ogni caso ho scritto la parola introvabili fra virgolette perché ALCUNI discount prettamente italiani che si trovano in ALCUNE grandi città tedesche potrebbero venderli (ne ho trovato uno recentemente a Norimberga).

In generale la qualità della vita, in questo senso, è davvero ottima e a causa, o grazie, alla “globalizzazione” ormai si trovano sempre gli stessi negozi ovunque, da Rostock a Oberstdorf!

Sulla questione del tempo libero, la risposta è complicata. L’altro giorno parlando con un collega che vive e lavora come medico ormai da anni in Germania, mi ha detto “Secondo me, dal punto di vista della preparazione si diventa davvero degli ottimi medici, però qui non si vive, ma si sopravvive”.

Non sono completamente d’accordo con lui. Sebbene anche per me la qualità e il modo di vivere che abbiamo in Italia è migliore rispetto ad altre realtà, purtroppo abbiamo troppi “punti deboli”: corruttibilità, assenza di welfare e di meritocrazia e una formazione medica che, nei migliori casi, è legata alla buona volontà di pochissimi medici che insegnano davvero il mestiere.

Di contro, al di là delle Alpi si riesce ad ottenere una formazione mostruosa e i sacrifici vengono ricompensati, però ci sono casi – molto rari, devo dire – in cui si ha un solo weekend libero al mese e se vivi in una piccola città la situazione sociale diventa davvero pesante. Il medico qua è visto come un bene che deve produrre e come tale deve comportarsi.

In sostanza, bisogna aver chiaro qual è l’obiettivo che ci si prefigge.

Se nonostante tutto quello che ho scritto volete specializzarvi in Germania, il mio consiglio spassionato è quello di cercare un posto di specializzazione in piccoli centri, ma che siano vicini a grandi città, o in luoghi in cui avete colleghi, amici o parenti che vivono nelle vicinanze.

In questa maniera, secondo me, si riesce a far fronte a tutte le difficoltà e a vivere più che bene!!

Gian Marco

Diversità culturali – il team internazionale

E anche questa settimana è giunta al termine. Questo weekend ci si riposa, ma si fa anche un bel “ripassone riparatore”. Da lunedì iniziano i turni lunghi (comunemente detti “Spaetdienst”) nei quali dalla seconda metà della giornata in poi sarò da solo, ma supportato dall’aiuto-primario di turno.

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Questo lunedì è cominciato in modo triste, uno degli specializzandi se n’è andato nell’altro ospedale cittadino per poter continuare la sua formazione. Dopo due anni passati “in trincea” e averne viste di tutti i colori, i vari colleghi e lo staff lo hanno salutato calorosamente. Naturalmente il collega ha portato torte e dolciumi vari e l’addio è stato per noi – e soprattutto per lui – meno amaro.

Quel giorno mi ritornò in mente il colloquio che sostenni nello stesso ospedale alcuni mesi fa.

Una delle domande che mi fecero – e che allora mi colpì molto- fu:

“Lei ha problemi a lavorare con gente extra-europea e/o di altra religione?”.

Io risposi che non avevo alcun problema a relazionarmi con persone di altra fede o paese, dato che sia in Italia che durante la mia esperienza alla scuola di lingua ho fatto delle bellissime amicizie che resistono tuttora con persone provenienti da qualsiasi parte del mondo!

Il perché della domanda lo capii il primo giorno di lavoro: al briefing mattutino eravamo io, uno specializzando indiano che stava là da 4 mesi e mezzo, uno specializzando “anziano” siriano, il collega che ho citato all’inizio – proveniente da Il Cairo – e il vice primario georgiano! 😀 Per non parlare poi degli infermieri che “coprono” praticamente quasi tutta l’Europa dell’est.

Al lavoro, gli argomenti di discussioni sono vari: politica, calcio, tv, famiglia, casa, etc… Si cerca sempre di non essere troppo invadenti con le domande e in ogni caso mai offensivi. Per quanto mi riguarda, la battuta su “sicilia = mafia” o “Berlusconi = Bunga Bunga” è capitata più volte, ma solo nelle prime settimane, ultimamente non più.

Un’altra cosa interessante è il confronto fra modi di pensare. I tedeschi della Franconia sono in genere molto cattolici e conservatori, mentre i colleghi stranieri possiedono una mentalità più aperta e progressista… e hanno anche auto più belle! 😀

Con i pazienti il rapporto è eccellente. In genere sono molto civili, educati e simpatici; non appena vengono a sapere o capiscono che sono italiano, il loro viso si illumina, gli occhi diventano grandi e cominciano a dire “Bella Italia”, “La Grande Bellezza” oppure “Il Maestro Andrea Pirlo!”.

In ogni caso finora sta essendo una grande esperienza sia professionale e che umana.

A quanto pare da aprile dovrebbe arrivare un nuovo collega. Dicono si tratti di un tedesco. Ma alla fine poco cambia. Siamo tutti nella stessa trincea.

Gian Marco

Diversità culturali – L’alimentazione.

Ormai è un anno e mezzo che vivo in Germania e mi sono abituato gioco forza ad alcune usanze prettamente tedesche. Non a tutte, intendiamoci. 😀

  • La colazione:

Mentre da noi in Italia la colazione è veloce e leggera – cornetto e caffè o cappuccino al bar, caffellatte se si è a casa – qui la colazione è abbastanza robusta: pane, caffè “americano” con latte, salumi e formaggi vari. Molti colleghi mangiano questo po’-po’ di roba subito prima o dopo il briefing mattutino, cioè poco prima della “maratona operatoria”.

Personalmente, mi bevo un paio di caffè a casa (con la caffettiera di mammà) e mangio qualche biscotto… I salumi a colazione proprio non li reggo! Recentemente, però, sto prendendo la consuetudine di bere il caffè americano. A volte, non si riesce a farne a meno.

caffettiera

  • Il pranzo:

Ogni ospedale che si rispetti ha la propria mensa (“die Kantine”). Gli orari di apertura sono dalle 11:15 fino alle 13:15. In genere si può mangiare un piatto unico (pasta, carne e vegano!) con un contorno e un dessert. In genere la evito in quanto mi viene subito l’abbiocco post-prandiale 😀 . L’unica vera utilità è quando si deve andare in sala per un’operazione molto lunga: in quel caso si “pranza” alle 11:30 perchè quando là si finisce sono ormai le 18!

  • La cena:

I tedeschi in genere cenano fra le 17:00 e le 18:30. Il che porta, a loro modo di vedere, moltissimi vantaggi: si ha il resto della serata libera, si può digerire con calma, volendo si può prendere qualcos’altro sul tardi (!) e molte altre cose.

Francamente, non ceno prima delle 20. Quelle poche volte che pranzo in ospedale, la sera mangio leggero.

Quando racconto loro delle nostre abitudini alimentari, si meravigliano che non beviamo il cappuccino alle cinque del pomeriggio e che non mangiamo ogni giorno la pizza a mensa all’ora di pranzo!

Un’altra cosa curiosa è che molti di loro non considerano la birra un alcolico. Mi è capitato molte volte che all’anamnesi, quando chiedo “Trinken Sie Alkohol?” (Lei beve alcolici?), i pazienti rispondano “No, assolutamente no! Al massimo, bevo 3-4 birre a pranzo e a cena” (!).

Come si dice sempre “paese che vai, usanze che trovi”!

In ogni caso, non potrei mai bere un cappuccino di pomeriggio!!!

 

Gian Marco