La mattina del 01 Gennaio 2023 ho ricevuto un’email con allegato un racconto: la storia di Elle.

La mattina del 01 Gennaio 2023 ho ricevuto un’email con allegato un racconto: la storia di Elle.

Riporto la email del mio collega Light (nome di fantasia) e la mia relativa risposta che contiene un tema che è più o meno all’ordine del giorno: la vita dello specializzando italiano all’estero.

Piccolo prologo: Light è un giovane collega che mi ha contattato privatamente quasi un anno e mezzo fa. Prima di affrontare questa avventura ha studiato tedesco per più di due anni e durante il corso di laurea ha fatto un anno di Erasmus in un’università della Vestfalia. Prima di partire aveva già tentato una volta il test nazionale per le specializzazioni mediche. In Germania era specializzando in cardiologia.
Lettera di Light:
Ciao Gian Marco, l’ultimo messaggio che ti ho mandato risale ormai a marzo, ma non sapevo come e cosa scriverti perché mi vergognavo un po’: all’inizio di agosto sono tornato in Italia e dopo tutti i consigli e l’aiuto che mi hai dato mi sentivo malissimo a dirti cosa avevo deciso di fare. In pratica fino all’inizio di aprile le cose andavano abbastanza bene, ma (me ne sono reso conto a posteriori) il motivo era che non mi avevano ancora dato tutti e dodici i letti che avrei avuto a regime. Quando invece a Pasqua sono arrivato ad avere i miei dodici pazienti gli orari sono diventati per me ingestibili: dovevo arrivare la mattina massimo alle 7:00 (so che tu devi arrivare anche prima), a pranzo non avevo tempo per mangiare nulla e la sera non finivo MAI prima delle 22:30 (in genere almeno un paio di volte la settimana finivo verso mezzanotte). Tornavo a casa, mangiavo qualcosa e andavo direttamente a letto. Avevo davvero tanto da fare, dovevo dimettere sempre almeno 5 pazienti al giorno (sono arrivato a dimetterne anche nove) e il primario voleva delle lettere di dimissione perfette e complete e quando non avevamo qualche informazione dovevo telefonare al medico di base del paziente in questione o anche negli altri ospedali per farmi mandare via fax le lettere di dimissione dei ricoveri precedenti. A luglio ho cominciato a fare le guardie nei weekend e mi hanno detto, quando ho chiesto quando avrei potuto fare qualche giorno di ferie, che avrei potuto prendermi tre giorni a novembre, ma che poi era tutto pieno fino al 2017. Tra maggio e giugno avevo perso 5kg, la gente aveva cominciato a chiedermi se stavo male (il problema maggiore era in realtà che facevo solo un pasto al giorno…). Ho parlato molto con l’Oberarzt che era responsabile dei miei letti e un paio di volte col primario, ma nessuno dei due ha trovato un modo per cambiare le cose. Il 13 di luglio mi sono licenziato, ho lavorato fino ai primi di agosto e poi sono tornato in Italia. Non sapevo che altro fare, il mio corpo non reggeva più già da molte settimane.
La settimana scorsa c’è stato l’esame di specialità in Italia; quest’anno c’è una graduatoria unica per tutte le specialità e quando arrivano alla tua posizione in graduatoria puoi esprimere tre preferenze e se c’è un posto libero vieni assegnato. Ci siamo iscritti in 15000 per 6000 posti […] dovrei poter fare qualcosa, anche se quasi sicuramente non una specialità clinica perché sono già quasi tutte piene e hanno scelto solo i primi duemila in graduatoria. Sto pensando di provare a mettere qualche specialità dei servizi, forse qualcosa in cui non si debbano fare la notti e le guardie nei festivi. Sapevo che in Germania si lavorava tanto, ma 15-17 ore tutti i giorni non sono proprio riuscito a reggerle; addirittura col timore di trovare una situazione simile in Italia forse non sceglierei più delle specialità cliniche anche se fossero rimasti dei posti liberi… Più vado avanti, più ammiro il tuo percorso. Io non ce l’ho fatta e come ti dicevo non sapevo se scriverti perché mi hai aiutato tanto e mi sento “in colpa” nei tuoi confronti per aver lasciato il posto. Tuttavia volevo ringraziarti di nuovo e spero che tutto stia andando per il meglio.
Un saluto,
Light

La mia risposta:
Caro Light,
innanzitutto non c’è nulla da vergognarsi e non mi sento di biasimare la tua scelta.
Come hai potuto constatare la specializzazione in Germania è molto tosta e da Ausländer lo è ancora di più.
Non è per niente facile lavorare in maniera così usurante in un’altra lingua e ti capisco benissimo quando affermi che “mangiavi una volta al giorno”. Ci sono passato anch’io.
Io spero che ti sia ripreso e che sia di nuovo in salute. Ti auguro inoltre di trovare al più presto la serenità, sono certo che ce la farai.
In ogni caso tienimi informato sulla tua situazione.
Per qualsiasi cosa sono qui.
Un abbraccio,
Gian Marco
Questo è stato lo scambio di lettere.
Come avete letto, la vita dello specializzando in Germania è abbastanza dura.
Non ho voluto pubblicare questo scambio per scoraggiare o fare del terrorismo.
Vorrei solo invitare i colleghi che decidono di intraprendere una specializzazione all’estero a pensarci bene prima di compiere il grande passo, perché come si è visto e come vi ho sempre raccontato qui in Germania non regalano niente a nessuno.
C’è da mettere in conto anche tanti rischi, come i licenziamenti durante o alla fine del periodo di prova, contratti non prolungati, i tagli al personale con conseguenti ricollocamenti o, come in questo caso, problemi di salute vari.
Dato che molti colleghi come Light hanno investito o stanno investendo tempo, soldi, affetti ed energie per seguire i propri sogni, non vorrei che ciò che è accaduto al collega possa succedere anche agli altri.
Gian Marco