negli ultimi giorni ho ricevuto diversi messaggi da colleghi e studenti italiani che stanno prendendo seriamente in considerazione l’idea di trasferirsi in Germania per la specializzazione. Le domande che mi pongono – tra entusiasmo, preoccupazione e tante incertezze – sono spesso le stesse. Ho deciso quindi di raccogliere in questo post una serie di risposte pratiche, nate dalla mia esperienza diretta, che possano essere utili a chi si trova nella fase di preparazione o di passaggio verso il sistema tedesco!
Dopo aver consegnato tutti i documenti al relativo Ordine dei Medici tedesco, c’è un ultimo ostacolo da superare: il Fachsprachprüfung, una prova di abilità linguistica.
La struttura e la gestione della Fachsprachprüfung dipendono dal Land e dall’autorità/Ordine competente, ma lo schema generale è abbastanza standardizzato.
Se i documenti sono completi, verrete contattati dall’autorità competente (Approbationsbehörde / Landesärztekammer, a seconda del Land) per fissare la data dell’esame. Dato che le domande inoltrate sono numerosissime, anche se ho consegnato tutto il malloppo entro fine gennaio, la prima data utile per sostenere il suddetto colloquio era a maggio. In molte regioni i tempi di attesa restano variabili: possono essere di alcuni mesi e dipendono dal carico di domande e dall’organizzazione locale.
Questo test è di norma articolato in tre parti (talvolta descritte con piccole varianti a seconda del Land):
1) Colloquio Medico-Paziente: uno dei medici presenti recita la parte del “paziente” e, solamente parlando, bisogna redigere un’anamnesi accurata (nome, cognome, peso, stato civile…). In questa fase si possono prendere appunti. 2) Scrivere la cartella clinica: dopo la “visita” vi mettono in una stanza a parte e con gli appunti che avete preso dovete redigere la cartella. Fanno notare che bisogna compilarla con frasi intere, non dobbiamo usare “parole chiave” (nella realtà clinica, tutti usano parole chiave e abbreviazioni..ma vabbè). Qua potete trovare un modello della cartella clinica:
3) Colloquio Medico-Medico: si ritorna nella stanza precedente e si presenta il caso clinico all’esaminatore (spesso in forma di “handover/Übergabegespräch”). In questa fase può essere richiesto anche di spiegare alcuni termini in modo comprensibile per un paziente.
In alcuni Länder è possibile dimostrare le competenze di lingua medica anche tramite certificazioni esterne riconosciute, tra cui il telc Deutsch B2·C1 Medizin. Il riconoscimento non è uniforme in tutta la Germania: cambia per Land e, in alcuni casi, dipende anche dalla categoria (UE/non UE) o dalle indicazioni aggiornate dell’autorità competente. Prima di investire tempo e denaro, verificate sempre sul sito dell’Approbationsbehörde/Landesärztekammer del Land dove farete domanda.
Qui l’elenco dei documenti richiesti da ogni ordine divisi per Land:
Questi due documenti vengono sempre richiesti al momento della istanza per l’Abilitazione Medica Tedesca. Facciamo luce sulle differenze al riguardo.
Se siete interessati a specializzarvi in Germania, sicuramente avrete a che fare con questi due documenti: il Good Standing (o “Certificato di onorabilità professionale”) e l’Attestato di Conformità (per esteso “Attestato di conformità per titolo di medico chirurgo conseguito in Italia”).
Oggi sono stato intervistato dalla trasmissione radiofonica italiana “Uno, nessuno, 100Milan” di Radio 24 (facente parte del gruppo “Il Sole 24 ore”) in merito alla Germania come meta lavorativa e di vita.
Purtroppo l’intervento è durato pochi minuti, ma mi sarebbe piaciuto mettere mettere nero su bianco il perché delle mie scelte.
Fortunatamente ho uno spazio tutto mio per poterlo fare.
La principale ragione della fuga dei medici all’estero è dovuta principalmente al fatto che ogni anno nelle università italiane si laureano circa 10.000 medici e solo 6000 trovano posto nelle scuole di specializzazione, escludendo naturalmente chi rinuncia per ritentare l’anno successivo. I 4.000 medici rimanenti, sommati agli altri colleghi che non sono entrati negli anni precedenti, che fanno? Questo è uno dei problemi principali.
Secondo una recente stima fare laureare un medico costa allo stato italiano fra i 150 e i 180.000 euro, dopodiché o si rimane nel limbo della Continuità Assistenziale (leggasi Guardia Medica) e delle sostituzioni, perché senza un titolo specialistico non si può partecipare ai concorsi pubblici diramati dalle ASL territoriali, oppure si emigra verso altri paesi, europei e non, dove c’è carenza di figure mediche.
All’estero la situazione è migliore sia dal punto di vista formativo che economico e di welfare, ma ci sono anche ombre: medici e infermieri che si licenziano a causa del troppo lavoro, episodi di mobbing e di tagli al personale e perfino il fallimento di intere catene di cliniche.
Per evitare che un giovane medico sia costretto ad abbandonare l’Italia bisogna che la classe politica prima di tutto stabilizzi gli attuali precari storici con il tanto desiderato sblocco dei turn over usando magari parte dei fondi destinati al “reddito di cittadinanza”. Inoltre si dovrebbe pensare all’aumento dei posti per le scuole di specializzazione mediche per non far scappare all’estero migliaia di giovani colleghi abilitati ma senza specializzazione rimasti fuori dai concorsi.
In calce il link al podcast della trasmissione. L’intervento mio e del collega Davide Civita è a partire dal minuto 18.