La mattina del 01 Gennaio 2023 ho ricevuto un’email con allegato un racconto: la storia di Elle.

La mattina del 01 Gennaio 2023 ho ricevuto un’email con allegato un racconto: la storia di Elle.

Ieri si è svolta la festa di addio (die Abschiedsfeier) ad un collega che ha terminato il suo ciclo lavorativo da noi e che si trasferirà nel primo ospedale in cui è stato per terminare la specializzazione.
È tutto nato assolutamente per caso: il collega mi aveva raccontato tempo fa che l’unico invito a mangiare fuori – in tanti anni vissuti in Germania – lo aveva ricevuto una volta sola da un collega cinese a Monaco!
Dopo aver sentito questa confidenza, ho subito deciso insieme agli altri colleghi di organizzare qualcosa. Niente di eccezionale, ma serviva a rendere l’addio per noi – e soprattutto per lui – meno amaro. Dopo due anni passati “in trincea” e averne viste di tutti i colori, credo che si meritasse di essere salutato in modo più che dignitoso.
In questo contesto, c’erano diverse condizioni personali:
Da aggiungere poi alla lista ci sono altre circostanze che conosco e si possono così generalizzare:
Questo tipo di situazioni mi hanno fatto molto riflettere, soprattutto per capire in che tipo di società ci troviamo e verso dove ci stiamo proiettando.
Attualmente noto che ci sono diversi “giovani vecchi”, molto stressati e provati da una vita che li rende “soli” – nel senso stretto del termine, la solitudine è un’altra cosa – e la cosa drammatica è che ciò vale anche per chi si trova in una relazione o addirittura è sposato. Questo può portare ad un “imbruttimento”, ad una povertà d’animo e ad una sorta di nichilismo che ogni giorno osserviamo nella vita quotidiana (vedi la situazione No-Vax).
Nonostante tutto però sono fiducioso, specialmente quando nel quotidiano vedo dei gesti casuali di gentilezza che mi portano davvero a sperare bene!
Gian Marco
Sabato, turno notturno “alla tedesca” (15:30 – 08:00)
I turni notturni nel periodo Covid sono stati stressanti in quanto si è avuto a che fare proprio con la bestia maledetta ma, dato che fino a qualche settimana fa c’è stato il coprifuoco e quindi i pazienti venivano in PS solo per le gravi emergenze, il lavoro bene o male procedeva.
Adesso, con le prime aperture e l’abolizione del coprifuoco, il Notaufnahme è diventato un porto di mare.
Intendiamoci, il pronto soccorso un porto lo è sempre stato, solo che con questa Pandemia e con i rigidi divieti imposti dai governi, la gente ha perso pian piano la ragione e ora non appena vede uno spiraglio di apertura vi si getta a capofitto.
Un esempio è il signor Mutanden che proprio un sabato ha deciso di: ubriacarsi a più non posso, ritornare fino a casa in bici per la strada statale (!), aprire la porta, scivolare, battere la testa e risvegliarsi nel nostro Triage ricoperto di vomito e altri tipi di fluidi più o meno densi e “profumati” provenienti dal suo corpo.
Naturalmente, il signor Mutanden, espletati i dovuti accertamenti, voleva andarsene a casa, ma giacché barcollava ancora, gli abbiamo detto che sarebbe stato più opportuno se si fosse fatto una bella endovenosa di soluzione fisiologica prima di andare via. Opponendosi pure a questa soluzione, gli abbiamo posto un ultimatum: “o si beve queste due belle bottiglie di acqua o altrimenti da qui non esce”.
Con stoica e caparbia cocciutaggine, ha cominciato a bere quell’acqua con la stessa voglia di un condannato a morte sul patibolo. Ovviamente ha fatto tanta “plin plin” poco fuori l’ospedale (?) prima di andarsene definitivamente.
Un altro esempio è la giovane Kimberly che, a seguito di un lunghissimo litigio col suo ragazzo, nel modo di uscire di casa è inciampata da sola e, dopo essere stata visitata ed avere ricevuto i risultati delle radiografie, scopre di essersi distrutta entrambe le caviglie (!). Prospettandole un probabile intervento ad almeno una delle due gambe, mi chiede se sentirà qualcosa durante l’operazione e io le rispondo che, durante la battaglia di Waterloo, un medico francese ha amputato la gamba di un soldato nell’incredibile tempo di 90 secondi netti.

Mi guarda fisso per 10 secondi, poi scoppia a ridere. La mia faccia però rimane seria…se nun ce se diverte a lavoro, la vita diventa na galera!
Gian Marco
La Vestfalia viene considerata un po’ come la Lombardia tedesca: Land molto ricco, tantissime opportunità di lavoro, chi viene dal di fuori è un “giargiana”!
In questo senso anche il ritmo lavorativo è molto lombardo.
Come vi avevo già accennato, nel mio ospedale abbiamo un tipo di guardia che consiste nel lavorare 12 ore (08:00 – 20:30) per quattro giorni consecutivi (48 ore lavoro netti), seguiti poi da tre giorni di “Day Off”.
Se questa guardia, ad esempio, cade fra lunedì e giovedì, il carico di lavoro almeno fino alle 16 è dimezzato perché ci sono anche gli altri colleghi traumatologici del turno normale. Alle 15:30 poi monta il Kollege che fa la notte e in più c’è l’altro medico di guardia che fa il turno di 24 ore per le altre branche chirurgiche (generale/viscerale, toracica, urologica).
Quindi non si è mai da soli. In teoria.
Se invece questa guardia cade fra venerdì e lunedì, come per puro caso è capitato a me lo scorso weekend, ecco che il carico di lavoro almeno raddoppia, perché dal mattino fino a che non arriva il collega del turno di notte si è da soli e occorre:
È proprio su quest’ultimo punto che vorrei concentrarmi.

Le mie “Varie ed eventuali” di questo weekend sono state:
P.s. sì, la verità è che sono anch’io un po’ imbruttito:
A presto,
Gian Marco