In questo periodo gli ospedali sono pieni di pazienti che, per un motivo più o meno valido, vogliono stare sotto le coperte. Vediamo come nella terra di Wim Wenders funziona il certificato di malattia.
In Germania il certificato medico di malattia (o chiamato volgarmente dai locali “Gelbschein”, attestato giallo per il colore dello stesso) viene emesso ogniqualvolta il medico dichiara che il paziente è inabile ad andare a lavoro.

Generalmente funziona così:
- Il paziente chiama il proprio datore di lavoro prima dell’inizio della giornata lavorativa per informare che è malato (di solito per telefono, ma legalmente va bene anche via e-mail o per fax).
- Dopodiché va o dal medico di famiglia (o viceversa l’Hausarzt si reca dal paziente) oppure al pronto soccorso.
- Nel terzo caso, vengono da me e aspettano ore per farsi firmare un Gelbschein che attesti la loro inabilità (!). Se devo essere sincero, tutti cercano di assentarsi dal lavoro il meno possibile e perciò richiedono un numero sufficiente di giorni. Poi dipende da caso a caso.
Notate bene: qui in Deutschland vige il “limite dei tre giorni” (die “3-Tage Frist”). Se, cioè, il paziente ritiene che può guarire entro 72 ore, allora basta avvertire il proprio capo, prendersi tre giorni e ritornare al lavoro il quarto giorno senza alcun obbligo di presentare il certificato di malattia. In base al tipo di lavoro, in queste 72 ore è compreso, eventualmente, anche il weekend (sabato e domenica).
Casi limite: ammalarsi nel weekend o non sapere, arrivati al terzo giorno, se prolungare il periodo di riposo. Nel primo caso ci si reca dalla guardia medica del paese o al pronto soccorso, nel secondo si va dal proprio medico di famiglia per farsi dare il “benedetto” certificato. Ad ogni modo, il quarto giorno il Gelbschein deve essere presentato!
Sul certificato sono indicati:
- Nome e cognome del paziente
- Indirizzo
- Recapiti del proprio Hausarzt
- Giorno di inizio, di fine e di compilazione dell’attestato medico.
- Diagnosi della malattia del paziente specificata anche dal relativo codice ICD-10 di identificazione.

Ne vengono rilasciate tre copie: una per il paziente, una per il suo datore di lavoro (in questa la diagnosi non è presente per motivi di privacy) e una per la sua assicurazione medica. Quest’ultima o la si spedisce personalmente alla propria cassa mutua oppure la si consegna al medico di famiglia, il quale la spedirà insieme a tutte quelle degli altri pazienti del suo studio.
Gian Marco Rizzuti