L’angolo della posta – I dubbi di Aris

Ricevo e pubblico:

Ciao, Gian Marco.

Sono una ragazza di un paese vicino alla tua città di nascita. Il mio obiettivo sarebbe proprio fare medicina.

[…] Quello che mi blocca è la situazione tragica del sistema. Ci sono poche specializzazioni per tanti medici e la sanità continua a fare tagli su tagli su tagli. Inoltre, i politici vogliono aumentare i posti della facoltà (forse per obbligare i medici a lavorare in futuro gratis). La situazione è tragica ora, tra 6 anni, se entro, lo sarà molto di più. Ci sarebbe l’estero. Solo che, magari, per quanto io sarò pronto, sarà successo qualcosa con l’UE, o magari la situazione in Germania non sarà più così favorevole.
Che cosa pensi sia giusto fare? Credi che imparando il tedesco, durante questi anni, posso contare sull’avere buone chances di specializzazioni e lavoro in Germania?

[…] In particolare, sulle opportunità di specializzazione in Germania da qui a 6-7 anni. Ho letto che vogliono aumentare i posti di studenti, credi che questo renderà la specializzazione per gli stranieri difficile? E posso andare tranquilla, ed avere la Germania come piano B, in caso qui in Italia le cose si mettano male?

[…] Io sto studiando per il test, ma ho molti dubbi sul futuro: troppi pochi posti in specializzazioni e politici che parlano di aumento numero studenti o abolizione numero chiuso. Volevo sapere com’è la situazione in Germania. Se è abbastanza facile fare una specializzazione in medicina interna (mi hanno detto che è molto competitiva). Se credi diventerà più difficile nei prossimi anni (ho letto un articolo su un aumento dei posti in medicina in Germania).

Grazie, Aris”

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Il consiglio che mi sento di darti è quello di seguire le tue passioni. Se il tuo sogno è quello di diventare medico stai tranquilla che uno sbocco lo troverai. Oggi come oggi conoscere una seconda lingua in aggiunta all’inglese è fondamentale e ti permette di aprire molte porte: nel caso specifico col tedesco puoi lavorare, oltre che in Germania, in Svizzera, Austria e credo anche in Lussemburgo. A parte la lingua è importante – ma non fondamentale – creare durante il corso di laurea un curriculum e cercare contatti: i vari Erasmus e le Clinical Clerkship organizzate dalle università e dalle organizzazioni studentesche servono proprio a questo.

La situazione attuale in Germania non è rosea come negli anni passati. Diverse catene di aziende ospedaliere private sono fallite, causando decine di licenziamenti o ricollocamenti; c’è la concorrenza di numerosi colleghi preparati provenienti dalle zone di guerra e, grazie agli sgravi fiscali che comportano, sono avvantaggiati nelle assunzioni; le grandi industrie tedesche (quelle automobilistiche in primis) stanno subendo una brusca battuta di arresto, comportando anche una previsione di decrescita del PIL. È un periodo però di “basso impero” per tutti e nessuno sa cosa accadrà da qui a 10 anni.

Credo che la situazione in Italia non migliorerà da qui a breve. Anche se tu riuscissi a specializzarti in Italia non è detto che tu riesca a trovare subito un posto di lavoro, rischiando di entrare nel limbo della Continuità Assistenziale.

Sulla specializzazione in medicina interna non so dirti moltissimo. So che se non si è schizzinosi sulla grandezza della città un posto si trova. Qualsiasi specializzazione è competitiva, ma un conto è trovare posto in Germania, in cui ci sono 83 milioni di abitanti e migliaia di ospedali con quindi una vasta domanda di assunzione, un altro è trovarlo per esempio in Svizzera (8 milioni di abitanti e meno di una decina di ospedali nel solo cantone italiano) o in Austria (9 milioni) dove la richiesta è più bassa.

Ricorda inoltre che specializzarsi all’estero non è e non deve essere un piano B, ma una valida alternativa e per questo bisogna essere preparati e motivati. Nessuno ti vieta inoltre di specializzarti fuori e tornare successivamente in Italia.

Gian Marco

Specializzazione in Germania: Piccola guida alla maternità di Gea

A quanto pare il racconto di Pegasus ha scatenato diversi scrittori in erba! Adesso è la volta di Gea, specializzanda e madre italiana in terra teutonica.

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Salve a tutti colleghi e colleghe,

Mi chiamo Gea, sono una collega del secondo anno in neurologia.  Sono arrivata in Germania con nessuna ambizione medica ma solo per amore, essendo quello che è diventato mio marito, un bel tedescone. Ebbene, per non farci mancare niente, con un bel appartamento, un lavoro sicuro, abbiamo deciso di ampliare la famiglia. Immagino che tra di noi ci sia qualche collega alle prese con le prime domande e con i primi attimi di panico del tipo “WTF, e mo’ che faccio?”.

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Specializzazione in Germania: il percorso di Pegasus

Il pomeriggio di Pasqua ho ricevuto un’email con allegato un racconto. È la storia di Pegasus, un collega che ha iniziato da poco la specializzazione in Germania.

 

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Vorrei raccontarvi della mia esperienza in Germania, sperando che possa chiarire le idee e soprattutto dare motivazione a chi, come me e tanti altri, ha deciso di lasciare il Bel Paese per specializzarsi nella terra di Goethe & Co.

Ho completato il percorso universitario nell’ottobre del 2016.
Dopo due giorni dalla discussione, ebbi l’occasione di partecipare ad un congresso a Roma.
Fu proprio allora che conobbi il Prof. Ares (nome di fantasia), primario ITALIANO di un reparto in Germania. Ebbi modo di raccontargli della mia volontà di volermi specializzare in Germania e che, sebbene la lingua fosse un ostacolo non proprio facile da superare, la motivazione era dalla mia parte. Lui propose di visitare l’ospedale e il reparto appena possibile e così feci (gennaio 2017).
Restammo che avrei cominciato a lavorare non appena presa l’Approbation.

Nel marzo del 2017, subito dopo l’abilitazione, decisi di trasferirmi in Germania con un livello di lingua A1.1. Praticamente dicevo solo “Hallo”. Il primo mese è stato difficilissimo: non capivo nulla, in classe eravamo mal seguiti e mi sentivo veramente solo, nonostante sia stato durante l’università uno studente fuori sede.

Per fortuna, la mia fidanzata è tedesca e abitava 200 km da me. Nonostante la relazione fosse da poco nata, le chiesi se potevo vivere da lei in modo da imparare “più dolcemente” la lingua.
Ad aprile ho cambiato città e prendevo lezioni con un’insegnate privata.
Grazie a Rike potevo parlare con tutta calma tedesco e avevo sempre una dolce persona pronta a correggermi e migliorarmi. I suoi amici, alcuni medici ed ora grandi amici, si sono dimostrati molto sensibili e disponibili ad aiutarmi. Ebbi così occasione di parlare tedesco senza interruzione e con persone davvero pazienti.
A maggio sono restato a casa per un grave lutto e ho reputato giusto fermarmi circa 25 giorni.
A giugno sono ritornato in Germania e per rompere definitivamente il ghiaccio, ho iniziato a lavorare come cameriere.
Questo forse è stato il primo vero step per il miglioramento del mio tedesco.
Con gli amici avevo tanto tempo per riflettere su come costruire la frase.
A lavoro dovevo sforzarmi di essere più fluido.
In tutto questo ero sempre in contatto con il Prof. Ares, il quale mi diceva di star tranquillo e rassicurandomi sul mio posto in ospedale.

Ad agosto, complice il bel tempo e un contratto di lavoro per Rike, ci trasferiamo nella città in cui avrei lavorato. Sembrava tutto perfetto: Rike aveva un lavoro, avevamo una bella casa e il mio tedesco migliorava sempre più.

A settembre sostengo l’esame di B2 e nello stesso giorno il Prof. Ares si licenzia senza dirmi nulla.
Ad ottobre, infatti, iniziando l’Hospitation apprendo la notizia dagli specializzandi.
Insieme a lui anche il mio posto di lavoro era andato a farsi benedire. Ero a terra mentalmente e il risultato dell’esame di lingua tardava ad arrivare. La mia famiglia faceva pressione per ritornare in Italia.

A fine ottobre so di aver superato il B2 e decido di inviare i documenti per sostenere il Fachsprachpruefung. Da novembre a gennaio 2018 non ottengo nessun tipo di informazione in merito a quando avrei sostenuto l’esame. Mi rivolsi all’ufficio preposto e ricevetti solo risposte vaghe e imprecise. Preso dalla famigerata “rottura di…gonadi” decido di ritirare i documenti dal Brandenburg e rivolgermi ad un altro Land.

La nuova trafila per l’Approbation cominciò a metà febbraio 2018 e in un solo mese ottengo l’Approbation.  Nel frattempo avevo sostenuto 3 colloqui di lavoro e tutti con successo.
Avevo ricevuto un posto in due Università e in un ospedale, dove poi ho accettato.

Non sto qui a spiegarvi i motivi della mia scelta perché non voglio influenzare le vostre.

Insomma, il percorso non è stato semplice e senza il supporto di amici conosciuti grazie al gruppo Facebook e soprattutto di Rike, sarebbe stato psicologicamente distruttivo.
Tante e tante volte avrei voluto mollare, ma il pensiero di lasciare Rike e i miei sogni, trasformava la mia disperazione in motivazione.

Ora sono contento, la parte “noiosa” è vorbei e ad aprile comincerò finalmente il percorso di specializzazione.

Ho deciso di voler condividere la mia esperienza per cercare di dare motivazione a chi si trova nel percorso o a chi lo vuole intraprendere. Non è semplice, ci saranno ostacoli e difficoltà.
Col tempo imparerete a gestire le emozioni e ad andare avanti, ma la malinconia a volte – almeno per me –  bussa ancora alla porta. Diventare uomini (o donne) passa anche da questi percorsi.
L’importante è sapere cosa si vuole e come lo si vuole.

Un unico consiglio: quando avete dubbi o vi sentite giù, chiedete. Io ho sempre trovato persone gentili pronte ad aiutarmi.

Fate ciò che vi rende veramente felici.

In bocca al lupo, a voi e a me.

Pegasus