Considerazioni dopo 4 mesi di specializzazione in Germania

Ho scritto questo articolo in aeroporto: dopo mesi torno di nuovo in Italia per una breve ma meritata vacanza. Vorrei condividere le mie ultime impressioni circa gli ultimi 4 mesi. Parto subito da alcune considerazioni:

  • Il “corso di radiografia” dello scorso weekend è andato molto bene, ma è stato davvero pesante da seguire. In 30 ore ci sono stati riferimenti e richiami di Chimica, Biochimica, Biologia e Genetica medica, Fisica medica, Igiene e Medicina del lavoro tedesca, Radiologia e Medicina Nucleare. In genere tali ‘corsi base’ (“Grundkurs”) sono organizzati in questo modo. L’ultimo giorno c’è stato un “esame di valutazione” che si supera però con una certa agilità. Naturalmente non tutti i corsi sono così semplici e in alcuni bisogna studiare davvero sodo per ottenere la certificazione.
  • In queste ultime settimane nel mio ospedale c’è stata aria di tempesta: un paio di Oberarzt (aiuti primari), di cui uno arrivato da pochissimo, se ne andranno a breve. Uno specializzando si è trasferito nell’altro ospedale della città “sbattendo la porta” (eufemismo) e un altro specializzando si sposa, dato che ha finito il periodo di prova; purtroppo però non è ancora in possesso della “deutsche Approbation”, causando non poche preoccupazioni ai primari. Da parte mia sono stato “severamente richiamato” perché un paio di volte (vi giuro, solo DUE volte) sono arrivato in ritardo, nonostante abbia avvisato in anticipo il primario e avessi dato le dovute spiegazioni. Da quello che mi hanno raccontato, 15 anni fa se si arrivava al lavoro per più di due volte oltre l’orario consentito c’era il licenziamento immediato.
  • Anche qui in Germania i medici si imboscano! C’è chi cura “il proprio particulare” e se ne frega altamente del pronto soccorso. Altri fanno i cosiddetti “mestieranti”, cioè persone che sono parcheggiate là in ospedale da più di 20 anni ancora con la qualifica di specializzando “perché non vuole altro dalla vita”. Altri ancora fanno qualsiasi cosa che gli danno: sentendo da uno specializzando anziano com’era andata una colecistectomia laparoscopica, io gli ho chiesto in cosa si stesse specializzando. Lui, ridendo ma non troppo, mi ha risposto “tecnicamente in chirurgia traumatologica, ma mangio quel che passa il convento”.
  • Come vi avevo già accennato tempo fa, da me il primo anno non è permesso agli specializzandi di entrare in sala operatoria sempre per il discorso “Stress lavoro correlato”. A quanto pare, questo problema c’è anche negli anni successivi, causando quello che ho scritto sopra. Tuttavia pare garantirebbero il completamento del Common Trunk. Staremo a vedere.

20160428_023520.jpg

Gli aspetti positivi però ci sono lo stesso:

  • Di mese in mese aumentano compiti e quindi responsabilità, con tutto quello che ne consegue. Lo “Stress lavoro correlato” purtroppo oggi è una realtà con cui fare i conti. Per agevolarmi, mi hanno cambiato l’orario, lavorando metà giornata in reparto e l’altra metà in pronto soccorso.
  • Dal punto di vista pratico, ormai mi riesco a destreggiare abbastanza facilmente fra accessi venosi, mettere i punti e piccole operazioni ambulatoriali, in quanto le faccio ogni santo giorno e come dicono qui “Die Übung macht den Meister” (“l’esercizio fa il maestro”).
  • Come sapete, la burocrazia medica tedesca è molto corposa ma ci si riesce pian piano a capirci qualcosa, soprattutto sulle linee guida dell’ospedale circa alcuni tipi di pazienti (ad esempio, se hanno assicurazione privata, pubblica o ne sono del tutto privi).

In sostanza quello che ho potuto constatare in questi 4 mesi è che al primario interessa ben poco (per non dire “per niente”) la vostra vita privata. A lui serve solo che lo specializzando dalle 7:30 del mattino alle 16:00 del pomeriggio faccia il proprio lavoro (cioè tutto quello che gli capita fra le mani), che sia puntuale, che non rompa troppo le scatole (soprattutto con gli straordinari) e che riesca perfettamente a separare la vita privata dalla vita lavorativa. Col tempo, poi acquisterà fiducia nei vostri confronti e vi permetterà certi “privilegi”, ma fino ad allora, almeno il primo anno, non siete altro che “l’ultimo anello della catena alimentare della chirurgia”.

Questo per dire come specializzarsi all’estero non è più facile che in Italia, come molti possano pensare, e non vi mettono certo i tappeti rossi.

Nessuno vi regala niente.

Se per certi aspetti può essere migliore, il contesto lavorativo e sociale è comunque completamente diverso da quello cui siamo abituati e non è detto che si conformi alle nostre esigenze. Adeguarsi non è semplice e si sputa sangue per ottenere quelle competenze che non fanno parte della formazione del neolaureato italiano.

Come sfangarla secondo me?

Ho fatto mie e ho rielaborato le parole del sergente Tommy “Gunny” Highway dell’omonimo film:

“Attivarsi in base alle proprie esperienze, adattarsi alle varie situazioni e raggiungere lo scopo!”

Gian Marco

A metà del guado

Quest’ultima è stata una settimana particolarmente pesante sotto molti punti di vista.

Innanzitutto martedì ho avuto un incontro con i due primari, il cosiddetto “Standortbestimmungsgespräch” (“colloquio di valutazione della performance lavorativa”).

Ogni tre mesi circa, i Primari parlano con i vari dipendenti e valutano le loro opinioni riguardo al posto di lavoro. Mi hanno chiesto come sta andando in ospedale, se quello che faccio mi soddisfa e se ho avuto difficoltà o problemi vari. Mi è stato detto abbastanza chiaramente che in caso di situazioni gravi, quali casi di mobbing o lo “Stress lavoro correlato” (meglio noto come “Sindrome del burnout”), questi devono essere immediatamente segnalati ai Primari per poter prendere i provvedimenti necessari.

Naturalmente il discorso ha preso poi una direzione di più ampio respiro, mettendo in primo piano gli obiettivi a breve termine previsti (nel mio caso, cominciare i turni notturni) e se c’è qualcosa che potrebbe essere migliorato. Volevano inoltre pareri su determinate vicende accadute recentemente e, infine, se avevo richieste da fare.

bamberg

A seguito del colloquio, ne è venuto fuori che:

  • Sono diventato uno dei responsabili della gestione del pronto soccorso, o come dicono qui “L’uomo dai Tre Telefonini”. In tal modo potrò migliorare ancora di più le mie capacità chirurgiche ma anche quelle gestionali, aspetto molto importante in caso di emergenze vere e proprie;
  • Mi sono iscritto ad un corso base di ecografia dell’addome e torace, necessario per affrontare le diverse criticità;
  • Ho preso un po’ di ferie a fine aprile, per poter affrontare al meglio i successivi tre mesi! 😀

In sostanza, sono aumentate sia le responsabilità che il carico di stress.

A tutto ciò si deve aggiungere anche un episodio che mi ha particolarmente scosso.

In pronto soccorso abbiamo un raccoglitore, in cui vengono inseriti i fogli dei pazienti appena arrivati da un lato e quelli dei pazienti “in lavorazione” dall’altro. Come sempre, vado a vedere cosa c’è di nuovo e leggo su un documento “Valeria Claudia Giulia, donna, 19 anni, ferita da taglio”. In un primo momento, mi sembrava il solito caso di paziente che si è tagliata sul posto di lavoro o sbucciando una mela.

Purtroppo non era così.

Appena ho chiesto alla ragazza di prepararsi per la visita, ho visto non solo due ferite fresche su un braccio, ma decine di tante vecchie ferite su entrambi gli arti e le gambe. Per non parlare delle bruciature di sigaretta.

Anche in Italia mi era capitato di visitare persone che avevano tentato il suicidio e con ferite anche molto più gravi, ma vedere il corpo martoriato di quella ragazza che si auto-punisce a causa di gravi problemi psicologici mi ha particolarmente impressionato.

Alla fine della visita, ho fatto del mio meglio per convincere la paziente a farsi aiutare, ma lei era ed è cosciente del suo problema e aveva intenzione di farsi ricoverare. Dopodiché mi ha ringraziato per tutto quello che le ho detto e se n’è andata così com’era venuta.

Quello che le ho detto è molto semplice e chiaro: la vita è dura e difficile ed è così per tutti.

Nulla è semplice purtroppo, ma bisogna andare avanti in un modo o nell’altro.

Forse è vero come dicono alcuni, “pensare di meno e agire di più” o, come sostengono qui, “se ti butti nell’acqua fredda, vedrai che nuoti”.

Io mi sono già buttato. L’acqua è fredda, ma sono a metà del guado.

Gian Marco

Jemanden in das kalte Wasser schmeißen – Buttare qualcuno nell’acqua fredda

Alla fine sono riuscito a sfangarla: il primo Spätdienst è andato! Inizio subito dicendo che non è stato per niente semplice e i motivi si possono facilmente intuire.

  • In primis la stanchezza. Prima di iniziare il mio turno lungo, lavoro come sempre (consensi informati, prendere anamnesi, prelevare il sangue, etc.). Mi riesco naturalmente a gestire, ma si arriva alle 16 già stanchi.
  • In secondo luogo, dovevo gestire da solo sia il pronto soccorso che il reparto degenza. Ciò vuol dire che oltre al mio telefonino ospedaliero privato (usato per contattare gli altri colleghi) avevo anche un altro telefonino, quello che si consegna a colui che fa il turno lungo, che da qui in poi verrà chiamato “Il Telefonino della Morte”. Dal Telefonino della Morte ogni 15 minuti circa ricevevo una chiamata del tipo: “Herr Doktor, al paziente XY che è ricoverato da 15 giorni e che lei non conosce quanto gli diamo di ‘NOME DI FARMACO COMMERCIALE TEDESCO A ME SCONOSCIUTO’? Ah, il paziente è diabetico e ha un’insufficienza renale al V Stadio.”
  • A tutto questo si aggiungevano gli Infermieri, che se da un lato mi hanno aiutato tantissimo, dall’altro non ti risparmiavano nulla. C’era chi mi chiedeva delucidazioni su alcune “procedure burocratiche”(!), chi voleva visitato più pazienti possibili e chi ancora andava in pausa senza dire nulla.

Cord, il mio mentore e che mi ha introdotto in questo ambiente, per spiegarmi come funziona il metodo di insegnamento tedesco un giorno mi disse così:

“Auf Deutsch sagt man: ‚Jemanden in das kalte Wasser schmeißen‘.

Er muss schwimmen ob er will oder nicht…und er schwimmt weil er überleben will!“

(Tr.: “In tedesco si dice: ‚Buttare qualcuno nell’acqua fredda’. Lui deve nuotare, che lo voglia o no…e lui nuoterà perché vuole sopravvivere!”)

lagoghiacciatoflickr

Quindi, in sostanza, sono stato buttato nell’acqua fredda, però in verità devo dire che i colleghi “mi hanno insegnato a nuotare” e gli infermieri “mi hanno lanciato molte volte la ciambella di salvataggio”.

In generale, è stata una settimana pesante, ogni giorno è stato un continuo susseguirsi di pazienti dal mattino alla sera. Voi direte “beh, lavori in un pronto soccorso, tutto ciò è normale”. È vero, ma solitamente il mercoledì e il giovedì sono giornate fiacche, dove si presentano al massimo 10 pazienti complessivamente. Questa volta, invece, è stata una settimana di 5 lunedì!

L’altro giorno ho parlato con il primario di chirurgia Traumatologica e mi ha consigliato di fare il prima possibile un “corso base di protezione contro le radiazioni” (“Grundkurs in Strahlenschutz”), che altro non è che un corso di interpretazione delle immagini radiografiche. Il nome è un po’ fuorviante, in quanto con “protezione contro le radiazioni” si intende sia il comportamento che il medico deve adottare quando si trova in sala radiografica, sia l’intento di non sottoporre il paziente a immagini radiografiche inutili e quindi potenzialmente dannose per la sua salute.

A questo punto mi sembra giusto fare una precisazione. Questi corsi fanno parte del mio percorso formativo e vengono interamente pagati dall’ospedale per un massimo di 1300 euro all’anno, tranne il vitto e l’alloggio, che però posso detrarre dalle tasse. In genere i primi che si seguono sono quello sopracitato e un corso base di ultrasuoni, che aiutano a “nuotare meglio” – citando di nuovo il titolo del post – durante le guardie.

Gian Marco

La prima volta non si scorda mai

Il nuovo mese porta delle novità!

Innanzitutto, comincerò a fare i “Bereitschaftdienst” (più comunemente detti “Spätdienst), cioè per solo tre giorni lavorerò dalle 9:15 fino alle 20 di sera, dove dalle 16 alle 20 sarò da solo in Pronto Soccorso (col supporto però di un “Oberarzt”, una sorta di vice-primario). È un aumento di responsabilità e una prova di fiducia nei miei confronti. Mi auguro di essere all’altezza della situazione.

E poi…ho finalmente effettuato il mio primo intervento da Primo Operatore!!!

fotoprofilo2

Naturalmente era un intervento molto semplice, una Plattenentfernung da un osso metatarsale, cioè la rimozione della piastra e delle viti di una precedente osteosintesi.

Devo dire che non me lo aspettavo ed ero molto emozionato; ma al momento dell’incisione iniziale tutto svanisce e si pensa solo all’intervento.

Il vice-primario è stato molto cortese e paziente e mi ha aiutato anche nei piccoli momenti di difficoltà (osso metatarsale più in profondità di quanto previsto, sangue che sgorga all’improvviso dalla ferita, mettere i punti sottocutanei, i nodi, etc.).

Dopo l’intervento si deve dettare sia ciò che si è fatto che le indicazioni post operatorie, si deve inserire il tutto nel programma di gestione dei pazienti e inoltre deve essere esplicitato anche l’indomani al briefing mattutino.

Come si può notare, la burocrazia medica è notevole ovunque, quasi come in Italia, e vista così sembra davvero difficile, ma devo dire che sia i programmi gestionali che il sistema burocratico, nonostante siano ovviamente in tedesco, è molto “foreigner friendly”. Le lettere di dimissioni vengono puntualmente corrette in “tedesco medichese”, i programmi sono molto semplici e c’è sempre qualcuno che ti aiuta!

A proposito di burocrazia, alcuni volevano sapere come barcamenarsi sulle pratiche iniziali, ad esempio il sistema contributivo, l’assicurazione medica, il medico di base, etc. Le incombenze purtroppo sono molte e quindi non è possibile trattarle in un solo post, perciò presto ne scriverò altri al riguardo.

Comunque per iniziare a vedere un po’ com’è la situazione, segnalo questa guida che l’Ambasciata Italiana a Berlino distribuisce gratuitamente; io l’ho trovato estremamente utile.

PRIMI PASSI IN GERMANIA_UNA GUIDA_compressed

A presto e buon weekend!

Gian Marco