Racconti dalla Trincea – Saturday Night Never

Sabato, turno notturno “alla tedesca” (15:30 – 08:00)

I turni notturni nel periodo Covid sono stati stressanti in quanto si è avuto a che fare proprio con la bestia maledetta ma, dato che fino a qualche settimana fa c’è stato il coprifuoco e quindi i pazienti venivano in PS solo per le gravi emergenze, il lavoro bene o male procedeva.

Adesso, con le prime aperture e l’abolizione del coprifuoco, il Notaufnahme è diventato un porto di mare.

Intendiamoci, il pronto soccorso un porto lo è sempre stato, solo che con questa Pandemia e con i rigidi divieti imposti dai governi, la gente ha perso pian piano la ragione e ora non appena vede uno spiraglio di apertura vi si getta a capofitto.

Un esempio è il signor Mutanden che proprio un sabato ha deciso di: ubriacarsi a più non posso, ritornare fino a casa in bici per la strada statale (!), aprire la porta, scivolare, battere la testa e risvegliarsi nel nostro Triage ricoperto di vomito e altri tipi di fluidi più o meno densi e “profumati” provenienti dal suo corpo.

Naturalmente, il signor Mutanden, espletati i dovuti accertamenti, voleva andarsene a casa, ma giacché barcollava ancora, gli abbiamo detto che sarebbe stato più opportuno se si fosse fatto una bella endovenosa di soluzione fisiologica prima di andare via. Opponendosi pure a questa soluzione, gli abbiamo posto un ultimatum: “o si beve queste due belle bottiglie di acqua o altrimenti da qui non esce”. 

Con stoica e caparbia cocciutaggine, ha cominciato a bere quell’acqua con la stessa voglia di un condannato a morte sul patibolo. Ovviamente ha fatto tanta “plin plin” poco fuori l’ospedale (?) prima di andarsene definitivamente.

Un altro esempio è la giovane Kimberly che, a seguito di un lunghissimo litigio col suo ragazzo, nel modo di uscire di casa è inciampata da sola e, dopo essere stata visitata ed avere ricevuto i risultati delle radiografie, scopre di essersi distrutta entrambe le caviglie (!). Prospettandole un probabile intervento ad almeno una delle due gambe, mi chiede se sentirà qualcosa durante l’operazione e io le rispondo che, durante la battaglia di Waterloo, un medico francese ha amputato la gamba di un soldato nell’incredibile tempo di 90 secondi netti.  

Dominique-Jean Larrey, medico francese che servì come capo chirurgo nell’esercito francese.

Mi guarda fisso per 10 secondi, poi scoppia a ridere. La mia faccia però rimane seria…se nun ce se diverte a lavoro, la vita diventa na galera!

Gian Marco

Cchiù scuru di mezzanotti un pò fari

Come sempre, ho avuto in questi giorni pochissimo tempo per me e per il blog, così approfitto di una momentanea “pausa forzata” per cercare di fare il punto dello stato in Germania dopo un anno di Pandemia.

La situazione qui è ancora dura, purtroppo siamo ancora in “modalità catastrofe” (neanche fossimo in un film della Marvel). Si operano prima di tutto i pazienti urgenti, si lavora sempre con mascherina FFP2 e bardati dalla testa ai piedi, ma gli altri malati– quelli non urgenti per capirci – non sono stati dimenticati e sono trattati su appuntamento.

tratto dal film “28 giorni dopo”…la situazione attuale non è tanto diversa!

Il lockdown poi è stato prolungato fino al 28 marzo, tuttavia è molto probabile che continuerà fino ad almeno dopo Pasqua.

Per quanto mi riguarda, sto finendo l’ennesimo periodo di turnazione in chirurgia generale, dopodiché andrò in terapia intensiva, in modo che possa entrare nella fase conclusiva del mio percorso formativo. Entro l’anno dovrei ottenere anche la sub-specializzazione in “Notfallmedizin” (cioè medico di emergenza-urgenza).

Ho effettuato il vaccino anti-Covid con successo. Ho avuto solo un po’ di debolezza muscolare ma per il resto nessun altro problema.

Per il resto vivo la mia vita fra un turno “no limits” ed un altro, come chiunque lavori in ospedale attualmente.

Per evitare assembramenti nei mezzi pubblici e soprattutto i ritardi della Deutsche Bahn, ho preso finalmente un’auto, anche se fra neve e trombe d’aria non è sempre stato semplice viaggiare.

Sono sceso in Italia per Natale, naturalmente con le dovute precauzioni. Mi ha fatto piacere aver rivisto gli affetti più cari in salute anche se ovviamente spaventati dalla Pandemia.

In merito al futuro, “Più buio di mezzanotte non può fare” (tratto del siciliano “Cchiù scuru di mezzanotti un pò fari”) e quindi sono fiducioso che le cose miglioreranno.

Certo, la nostra vita ormai non sarà più come prima, le persone che ci hanno lasciato non potranno tornare indietro, ma dobbiamo essere noi per primi a cercare di ripartire e di ricostruire.

La crisi dovrà essere un’occasione di trasformazione, un momento di opportunità per ritrovare i valori profondi della vita (anche di quelli del passato che possiamo rivisitare), per elevare l’importanza della ricerca scientifica e della tutela della salute.

Gian Marco

La vaccinazione contro il Covid-19 in Germania: considerazioni varie dopo un anno di pandemia

Innanzitutto…Buon Anno! I mesi di dicembre e gennaio, finora, sono stati un così continuo susseguirsi di turni notturni e turni no limits che, praticamente, solo ora sto prendendo un attimo di respiro (finalmente 5 giorni di day off!).

Dopo diversi ritardi dovuti al trasporto delle fiale, proprio ieri nel mio ospedale è cominciata la campagna di vaccinazione del personale sanitario. Martedì sera avevo finito il turno no limits e, poco prima di tornare a casa, un messaggio del mio Chef sul gruppo WhatsApp del mio reparto ci avvisava che domani ci saremmo dovuti presentare nella tarda mattinata per effettuare il primo richiamo.

Di conseguenza l’indomani, nonostante fossi abbastanza distrutto dal precedente turno, mi sono naturalmente recato a lavoro.

Geimpft!

Non vi nascondo che in me c’erano diverse emozioni.

Fra me e me pensavo che finalmente si stava cominciando a vedere la luce in fondo al tunnel di questa “guerra”.

Da un altro punto di vista riflettevo anche sul fatto che proprio ora non si deve abbassare la guardia.

Ci aspettano ancora mesi difficili e credo che tutta la campagna vaccinale prenderà il 2021 nel suo insieme, o quantomeno fino a settembre.

Per chi come me è al “fronte”, sono stati mesi molto duri: i vari lockdown, l’evitare volontariamente i contatti umani e l’abominevole routine hanno portato molti di noi al limite.

Alcuni si sono salvati ricevendo continuo sostegno da parte di familiari, amici, colleghi e anche da figure specializzate. Molti altri no. Purtroppo una “guerra” porta a svelare il vero volto delle persone e questo implica delusioni e mancanze che molti non riescono a superare.

Quindi quello che consiglio a chi è più solo è: non mollare!

Oggi più che mai, bisogna cercare la compagnia di gente che ci distragga la vita.

Allora: mandate quel messaggio, fate quella chiamata! La voce umana resta davvero il “social” più vivido.

Ma soprattutto…ridete! Una risata probabilmente non debellerà i problemi personali, la pandemia o altro…ma aiuterà a farci rimanere a galla.

Gian Marco