Racconti dalla Trincea – I turni “No Limits”

La Vestfalia viene considerata un po’ come la Lombardia tedesca: Land molto ricco, tantissime opportunità di lavoro, chi viene dal di fuori è un “giargiana”!

In questo senso anche il ritmo lavorativo è molto lombardo.

Come vi avevo già accennato, nel mio ospedale abbiamo un tipo di guardia che consiste nel lavorare 12 ore (08:00 – 20:30) per quattro giorni consecutivi (48 ore lavoro netti), seguiti poi da tre giorni di “Day Off”.
Se questa guardia, ad esempio, cade fra lunedì e giovedì, il carico di lavoro almeno fino alle 16 è dimezzato perché ci sono anche gli altri colleghi traumatologici del turno normale. Alle 15:30 poi monta il Kollege che fa la notte e in più c’è l’altro medico di guardia che fa il turno di 24 ore per le altre branche chirurgiche (generale/viscerale, toracica, urologica).
Quindi non si è mai da soli. In teoria.
Se invece questa guardia cade fra venerdì e lunedì, come per puro caso è capitato a me lo scorso weekend, ecco che il carico di lavoro almeno raddoppia, perché dal mattino fino a che non arriva il collega del turno di notte si è da soli e occorre:

  • fare prelievi (le infermiere in Germania non possono fare “manovre invasive”, tranne le infermiere specializzate, che lavorano solo dal lunedì al venerdì);
  • cambiare i bendaggi;
  • inserire ago cannule e cambiare il piano terapeutico;
  • parlare con gli eventuali parenti dei pazienti (al telefono o di persona);
  • ultimo ma non ultimo, occuparsi del Pronto Soccorso, il fronte vero e proprio.
    Inoltre qui bisogna occuparsi, nel weekend:
  • del reparto di pre-riabilitazione (vi vengono spediti i pazienti qualche giorno dopo essere stati operati per iniziare la riabilitazione);
  • del reparto periferico (si tratta di pazienti che sono “per metà” traumatologici e perciò sono dislocati su altri piani per gestire al meglio le loro altre comorbidità);
  • di consulenze di vario tipo da parte di altri reparti o ospedali;
  • Varie ed eventuali.

È proprio su quest’ultimo punto che vorrei concentrarmi.

Alpinismo e Medicina hanno vari punti in comune

Le mie “Varie ed eventuali” di questo weekend sono state:

  • Parlare con i parenti di una paziente privata i quali, siccome avevano letto su Google di un nuovo tipo di sistema terapeutico per gestire il dolore, mi hanno “ordinato” (!) di cambiare l’organizzazione generale delle medicine (?). Sui pazienti privati e sui loro dolcissimi parenti dedicherò un post a parte.
  • Persone di qualsiasi età che cadono in qualsiasi maniera e in qualsiasi modo in qualunque momento del giorno o della notte e sbattono al 90% la testa. Ma dove vanno se è tutto chiuso e piove sempre?
  • Ustioni di vario genere su pazienti di ogni età, con annesso trovare un centro ustioni, chiedere se cortesemente hanno un letto libero e, previa conferma, trasferire il paziente in elicottero, cosa possibile SE, E SOLO SE, il paziente ha un ago cannula.
  • Il collega del turno di 24 ore (generale, toracico, urologico…vi ricordate?) è stato avvisato dal padre di un compagnetto del figlio che nel suo asilo è stato riscontrato un bambino positivo. Di conseguenza il collega ha fatto il tampone (anche al figlio) e nell’attesa del risultato non poteva fare nulla. Ergo, dovevo occuparmi io dei suoi pazienti. Dopo quattro ore di attesa in cui si è scoperto che sia lui che il figlio erano negativi, si è chiuso in sala operatoria per altre quattro ore. Potete immaginare il mio stato d’animo.
  • Leggere ad alta voce il referto radiologico di un paziente che era stato ricoverato da noi ma che in quel momento aveva avuto un incidente grave con la moto ed era stato ricoverato in un ospedale dall’altra parte della Germania dove né la risonanza né la TAC funzionavano bene. Allo stesso tempo l’Arzthelferin mi avvisava che nel giro di 10 minuti sarebbero arrivati due politraumi e che dovevo attivare lo Schockraum.
  • Lussazioni di Anca in paziente giovanissima, con annesso scazzo fra anestesista e infermiera sui moduli da stampare e scazzo fra le infermiere stesse su chi mi doveva assistere per i raggi post-riposizione (?).
  • Gli inesorabili ricoveri a fine turno. Con “inesorabili” ho già detto tutto!!!

P.s. sì, la verità è che sono anch’io un po’ imbruttito:

A presto,
Gian Marco

Diversità culturali – la religione

Finalmente dopo due settimane ho avuto un po’ di tempo per scrivere. Dopo aver superato il periodo di prova, mi sono sentito mentalmente più leggero. Questo traguardo che ho raggiunto non mi permette però di dormire sugli allori, anzi sono portato a “dare ancora più gas”, come dicono qui. Come vi dico sempre, qua è come stare in trincea.

Dato che lunedì compirò 30 anni e siccome avevo un weekend libero, ho deciso di passare questi giorni insieme a mio fratello. Lui è stato solo a Berlino e, per motivi puramente logistici, stiamo visitando Monaco di Baviera.

Città molto bella, monumentale (secondo me molto più di Berlino) e dalla qualità di vita molto alta. La Milano della Germania, a mio modo di vedere.

castellonymphenburg

Sabato visitando la città abbiamo scoperto che si stava svolgendo il Gay Pride, coinvolgendo tutte le vie del centro storico. Continuando il nostro giro turistico, ci siamo nel contempo imbattuti in una contro-manifestazione portata avanti da un gruppo di cattolici.

Lungi da me entrare in un dibattito pro o contro le coppie omosessuali, il mio discorso riguarda ben altro.

La Baviera, si sa, è la regione più cattolica della Germania, ma da un po’ di tempo a questa parte ho notato fra i colleghi tedeschi un maggior concetto di cattolicesimo di quanto io abbia mai osservato in Italia.

Su certi argomenti (Step child adoption, regime alimentare nel periodo della Quaresima, matrimonio) ho notato che c’è, almeno dove sono io, un modo di vedere le cose abbastanza ortodosso, specie sugli argomenti di cui sopra. Molti colleghi, ad esempio, si sono sposati o si sposano appena maggiorenni e “vogliono avere almeno 4 figli”. Altri, invece, se vedono che venerdì mangio un panino con la cotoletta, non dico che mi guardano storto, ma quasi.

Voi direte “beh, certo, lavori in un ospedale cattolico”. In realtà la mia prima Hospitation fu in un ospedale cattolico della Vestfalia e lì la mentalità era ben diversa rispetto a dove sono adesso e certi argomenti non erano tabù come lo sono qua.

Stessa cosa per quanto riguarda il “dress code”. In Vestfalia le infermiere e tirocinanti sembravano appena uscite da una sfilata di “Victoria’s Secret”, qua invece una Famulantin (“ragazza di liceo/università che fa un tirocinio in ospedale”) si “permette” di truccarsi un pochino, le infermiere più anziane cominciano a rimproverare come se non ci fosse un domani.

Contrariamente ad ogni stereotipo che vede noi italiani un popolo profondamente cattolico e legato al Vaticano e al Papa, ho riscontrato che su certe questioni i colleghi tedeschi qui in Baviera – non tutti, sia ben chiaro – sono più “conservatori” rispetto a me e, credetemi, perfino rispetto al rapporto che i colleghi siriani o provenienti dall’Est o dall’Asia minore hanno con la loro religione. D’altra parte Lutero non voleva una chiesa più ortodossa?

Gian Marco