Post di fine anno

Chiedere aiuto alle sole persone che avrebbero potuto darmelo, mi ha insegnato anche l’amore. E allora sarà pure vero che si chiude una porta e si apre un portone, ma l’amore ve lo racconto.

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L’amore è mia mamma che non perde occasione per ricordarmi quanto sono importante e che non si molla. Mai.

L’amore è mio padre che non importa che gli dica cosa sento perché lo sa e che in silenzio arriva laddove io non ho la forza di giungere.

L’amore è mio fratello, con cui ho condiviso tutto: genitori, casa, animali, festeggiamenti, catastrofi, segreti. I fili della nostra esistenza sono ormai talmente intrecciati che resteremo uniti per sempre.

L’amore è una famiglia che può stare senza vedersi o sentirsi, ma che quando si ritrova è come se fosse stato un attimo fa.

L’amore è la colazione al bar con i propri migliori amici ed è la telefonata da parte di chi non si dimentica di te.

L’amore è un paziente salvato mettendoci tutto l’impegno del mondo.

L’amore è una canzone di Vasco alle sette del mattino o la cena al giapponese anche se, a te, il giapponese ti fa schifo.

L’amore è sono tutte le persone che hanno perso anche solo un minuto per scriverti un messaggio su WhatsApp.

L’amore è un cuore seguito da un punto.

L’amore è chi ti pensa ogni notte nella disperazione della sua solitudine.

Ma sopra ogni cosa, per una volta, l’amore voglio dirmi che sono io. Perché avrò fatto pure qualche disastro, ma anche per quest’anno ce l’ho messa tutta.

Felice 2019 e a quel che verrà. Sarà sempre il mio giorno preferito.

Stato dell’arte e letture formative

In questi giorni sto inviando CV a tutto spiano per trovare l’ennesimo ospedale in cui si spera di poter continuare e completare la specializzazione.

Già l’anno scorso avevo fatto dei Vorstellungsgespräche, ma mi avevano offerto posti nella pampa più desolata.

Aspetto nel frattempo anche altre risposte e sono fiducioso di riuscire a trovare un posto sicuro.

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Cum grano salis

Dopo quasi un anno sono riuscito a scendere in Italia, in Sicilia.

Devo dire che ci voleva.

Ci voleva davvero.

Ritrovare gli odori, i colori e i sapori ma soprattutto le amicizie e gli affetti mi stanno aiutando a ricaricare le batterie.

Avendo più tempo libero, riesco anche a rispondere finalmente alle decine di messaggi ed e-mail che ricevo quasi ogni giorno, anche se devo dire che normalmente quando posso rispondo quasi subito.

Certo, anche a me capita che gente sconosciuta si permette di aggiungerti come amico su Facebook, scrivere commenti stupidi sotto una foto mostrando un’ inspiegata confidenza nei nostri confronti senza alcun valido motivo e volere sempre e comunque ragione. Basta non tenerne conto.

Credo che per ogni cosa che diciamo o scriviamo ci vorrebbe un po’ di buon senso. Quel tanto che basta per non farci condizionare o travolgere dagli eventi.

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Ritornando alle e-mail, molto spesso riesco ad individuare il tipo di persona già da come mi scrive o dal tipo di discorso che fa.

Avete presente quelli che riescono a intuire la personalità dell’interlocutore in base al tipo di scarpe indossate o al colore dello smalto per unghie? Ecco, uguale.

Piccola postilla per chi avesse intenzione di chiedere informazioni a me o ad altri colleghi:

Come si scrive una e-mail

  • Dare del Lei alla persona a cui ci si rivolge.
  • I ringraziamenti, anche se non obbligatori, sono graditi, vi fanno fare bella figura, oltre al fatto che lo stesso collega si mostrerà ben disposto nei vostri confronti anche nelle e-mail successive.
  • Possibilmente scrivere anche un’e-mail di risposta, altrimenti al destinatario sembrerà di rispondere a vuoto.

Ricordatevi inoltre che chi vi risponde, dedicando una mezz’ora del suo tempo, magari è un collega che smonta da un turno di almeno 12 ore o dalla notte precedente. Quindi se non vi riscrive entro un nanosecondo abbiate pazienza per favore.

Per quanto mi riguarda, questo è un periodo “strano”.

Ormai sono in un’età in cui i miei coetanei si sposano e fanno figli, cominciano a sistemarsi e ti chiedi “ma fino a ieri tutti noi non giocavamo a ‘schiaccia sette’ in spiaggia?”.

Personalmente parlando non mi faccio troppi problemi: al momento giusto, mi sistemerò. Questa frase ha tenuto a bada il parentado nei confronti di mio fratello fino adesso, non vedo perché non possa funzionare con me!

Dal punto di vista professionale sto tentando di capire cosa mi conviene fare in futuro, se dedicarmi all’attività privata, alla carriera ospedaliera o altro ancora.

Sto pensando di continuare lo studio del tedesco puntando all’esame di C2, ma sto anche vagliando la possibilità di un cambio di specializzazione, avendo l’Ortopedia come punto fermo. Una doppia specializzazione non sarebbe male, ma voglio valutare bene.

I motivi? Ce ne sono tanti. In generale:

  • Qualità di vita scesa allo zero assoluto. Non è più concepibile essere di turno sia a Natale che a Capodanno e tornare in Italia una volta l’anno.
  • Problemi di salute vari (tranquilli, non sto morendo!). In ogni caso mi sto impegnando in tal senso riprendendo la mia antica passione, la corsa.
  • Nuove prospettive che non avevo valutato: le opportunità e le offerte che ho vagliato in questi mesi sono molto allettanti e di conseguenza non ho ancora un’idea chiara sul da farsi.

Forse è ancora troppo presto per pensarci. In ogni caso rifarei la stessa, identica scelta.

Ormai l’Italia non è un paese per giovani.

Gian Marco

 

L’ostrica e lo scoglio

Dopo aver finalmente completato il trasloco e risolto tutti i problemi burocratici lavorativi, riuscirò finalmente a fare una meritata vacanza nella mia Sicilia.

Come sempre, rimango a “casa” sempre molto poco. Per fortuna ormai ci ho fatto l’abitudine, anzi preferisco così.

Rimanere troppo a lungo non giova al mio umore e al mio tedesco, stare invece troppo poco mi porta amarezza e malinconia. Una via di mezzo è secondo me ottimale.

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Il titolo di verghiana memoria si riferisce al mio distacco dallo “scoglio”, quando a 15 anni me ne andai in Inghilterra per una vacanza-studio insieme a mio cugino.

È stata una esperienza traumatizzante e sconvolgente da un lato, stimolante e fantastica da un altro.

Ho visto luoghi meravigliosi e conosciuto persone straordinarie, ma all’epoca non apprezzai quella esperienza. L’ho rivalutata solo col passare del tempo.

In questo senso il Principe di Salina aveva ragione:

Non nego che alcuni […] trasportati fuori dell’isola possano riuscire a smagarsi: bisogna però farli partire quando sono molto, molto giovani: a vent’anni è già tardi; la crosta è già fatta […].”

Col senno di poi, è stata una decisione assolutamente giusta: mi ha dato modo di vedere “il mondo reale” e di comprendere come stavano le cose per davvero.

Quel viaggio mi ha fatto anche capire quanto era piccola la realtà dalla quale provenivo e di come invece il resto del mondo si stava globalizzando e adeguando ai tempi.

Parlo del lontano 2001. Un anno che avrebbe cambiato l’umanità intera, per non dire le generazioni a seguire.

Da un altro punto di vista, l’esperienza di allora e il vivere all’estero di oggi mi hanno fatto comprendere quanto l’“Italian Lifestyle” sia lo stile di vita migliore al mondo – e anche il più invidiato – e di come la Sicilia venga considerata un vero e proprio patrimonio artistico e culturale.

Di questo sono sempre orgoglioso.

Naturalmente i “maleducati” sono ovunque, ma faccio sempre ricordare che “Italians do it better”!

Spero adesso di ricaricare un po’ le batterie e di rilassarmi prima del nuovo ma stimolante inizio.

Gian Marco