Buondì! Oggi ecco a voi alcuni esempi di Entlassungsbriefe e OP-Berichte di Allgemeinchirurgie! Non garantisco la completezza o la correttezza dei contenuti!
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Racconti dalla Trincea – I figli… so’ pezzi ‘e core
Domenica, Spätdienst (15:30 – 08:00). Come sempre, ultimamente.
Appena monto, mi accorgo subito che non è una bella giornata: ci sono tre pazienti che devono essere dimessi, ma nessuno dei miei colleghi ha scritto le Entlassungsbriefe.
Mi metto subito al lavoro e, non appena ho ultimato di stampare le suddette lettere, vengo chiamato in ZNA (“Zentrale Notaufnahme”, cioè il Pronto Soccorso).
Ultimamente i pazienti sono molti di più, complice il parziale “liberi tutti” da parte del governo tedesco.
Devo dire che sono anche diminuiti i pazienti con sintomi riconducibili al Coronavirus, anche se si devono ancora vedere gli effetti del post “Lockdown” anche qui. Staremo a vedere.
In ogni caso, si lavora come sempre senza sosta fino alle 23, allorché riesco ad andare nella stanza di guardia per lavarmi la faccia e rifocillarmi un po’.
Tutto tranquillo fino alle due e trenta, quando vengo chiamato per un “bambino con dolori al braccio”.
Mi rimetto velocemente il camice e nel frattempo il mio sistema nervoso/sistema operativo si riavvia dopo aver dormito mezz’ora scarsa (le infermiere del reparto chiamano sempre e per qualsiasi cosa!).
Entro nella stanza ortopedica e mi sento spiazzato.

Il “bambino” era un omone di 2 metri e di circa 30 anni, affetto da autismo e con un braccio spastico a causa di una vecchia lesione. È accompagnato dalla madre, che in confronto a lui sembra una donnina piccolissima.
Proprio lei mi racconta cos’è successo: tutta la sera suo figlio aveva fatto i capricci nel non andare a dormire perché aveva proprio dolore al braccio lesionato.
Facendomi aiutare da lei e dall’infermiera, riusciamo a circoscrivere il dolore alla mano, in particolare proprio alla base. Nonostante la visita e noi persone estranee, l’Omone è molto collaborativo.
Dopo diverse prove e manovre, la parte interessata non risulta dolorante alla pressione o alla percussione.
La madre è basita, perché certa di quello che diceva, ma anche lei ha dovuto constatare il fatto che il figlio non avesse alcunché.
“Senza sapere né leggere né scrivere”, come diciamo da noi in Sicilia, faccio comunque un bendaggio con pomata. Nel mentre l’infermiera di turno, sicuramente troppo stanca e non avendo dormito, ammonisce in maniera un po’ pesante la madre, sostenendo che queste non sono emergenze, che era evidente che il figlio stava facendo i capricci e che in ogni caso poteva aspettare fino all’indomani dove erano presenti tutti i medici, dal Primario in giù.
A quelle parole la madre si sente tremendamente imbarazzata e si mette a piangere.
Ammonendo con lo sguardo l’infermiera, mi avvicino alla signora e le dico: “non si preoccupi, lei non lo poteva sapere, probabilmente suo figlio ha avuto un incubo riguardo l’incidente che ha subito e lei, avendo il dubbio che potesse essere un’altra complicazione, giustamente l’ha portato qui. Per me, quando un problema riguarda i figli, è sempre un’emergenza”.
Allora lei mi guarda e mi rivolge un sorriso “da madre”, uno di quelli che ti scioglie il cuore.
L’infermiera stressata si scusa immediatamente con lei per le parole e il tono usato, ma la madre, da vera signora, la interrompe, dicendo di capire che cosa intendesse dire prima.
Poi ci saluta con affetto e prende sottobraccio il figlio; così ritornano a casa, sperando – credo – che questa volta il suo Omone possa dormire sonni tranquilli.
P.S. ovviamente, in seguito al mio “Sguardo Ammonente”, non vengo più chiamato dalla suddetta infermiera e riesco finalmente a dormire un paio d’ore! 😊 Siccome però “non c’è pace per i dannati”, la notte di veglia continua.
Gian Marco
La lettera di dimissione ospedaliera – “der Entlassungsbrief”
Finalmente dopo due settimane sono riuscito ad avere un po’ di tempo per scrivere. Queste ultime giornate sono state come delle vere e proprie battaglie. Ogni giorno è stato un flusso continuo di pazienti, una nuova legge o linea guida da dover applicare, colleghi e personale che sclerano a causa dello stress e del caldo (si, anche in Germania c’è caldo) e chi più ne ha più ne metta.
Insomma, un vero e proprio “circo delle scimmie”, come dicono qua. Io direi “gabbia di matti”.
Per quanto mi riguarda, sto diventando giorno dopo giorno sempre più sicuro dal punto di vista pratico e più autonomo nell’ambito della gestione delle urgenze. Naturalmente l’obiettivo finale dei primari è quello di renderti in grado di reggere un pronto soccorso da solo entro i primi sei mesi di specializzazione.
Croce e delizia dello specializzando in Germania è la lettera di dimissioni ospedaliera (der Entlassungsbrief).

Questa lettera sintetizza in maniera schematica per che cosa è stato ricoverato il paziente, le terapie effettuate, che cosa il paziente deve ancora fare e i medicinali prescritti al momento delle dimissioni dall’ospedale. In genere si dettano in mattinata, dopo aver fatto il giro visite, oppure immediatamente se il paziente ha deciso di lasciare l’ospedale con o senza il parere del medico. Sotto vi riporto un esempio.


Piccola premessa. Nel mio ospedale ad ogni paziente è assegnata una serie di numeri che corrispondono al momento in cui la sua tessera sanitaria è stata inserita nel computer dell’accettazione. Le prime cifre indicano l’anno, i successivi corrispondono al numero del paziente. Esempio: se da noi viene il signor Wurstel e lui è il 27.125° paziente che arriva da gennaio, il suo numero sarà 16027125.
Come si può vedere, la prima parte (“Sehr geehrter Herr Kollege, wir berichtet Ihnen…..befand.”) è un introduzione standard, in genere non la si detta. Io dico solo: “Entlassungsbrief. Patient: Wurstel, Hans. Nummer: 16027125.”.
Le parti “Anamnese” e “Aufnahmebefund” sono già state dettate dai colleghi che in pronto soccorso hanno visitato per la prima volta il paziente e che lo hanno riesaminato per la visita preoperatoria, o “Voruntersuchung”. La sezione “Roentgenbefund” è dettata invece da un Oberarzt il giorno stesso dell’operazione nel briefing pomeridiano. Quindi personalmente mi tocca dettare “Diagnosen”, “Therapie”, “Therapie und Verlauf” (terapia e decorso) e la “Therapievorschlag” (suggerimenti/proposte terapeutiche). Alla fine bisogna sempre inserire i medicinali che abbiamo dato al paziente fino all’ultimo giorno (Medikation bei Entlassung).
In questo caso, c’è anche il decorso fisioterapico (Physiotherapeutischer Verlauf), inserito dal fisioterapeuta.
Anche se all’inizio può sembrare abbastanza difficile dover dettare la diagnosi, le terapie e il decorso di un paziente che non conoscete, pian piano imparerete delle frasi fatte che utilizzerete quasi sempre.
Potete inoltre parlare con la stessa “scriba”, che vi aiuterà e renderà quello che a voi sembrava una serie di frasi a casaccio un documento vero e proprio.
Alla fine vi creerete un vero e proprio “grimorio” di lettere di dimissioni e la stessa cosa sarà per le normali Arztbrief o per altri documenti burocratici da dover dettare.
Su internet inoltre si trovano vari esempi. I siti che ho consultato sono:
- imed-komm.eu/node/735
- de.epikrise.org
- arztbriefmanager.de
Gian Marco
La giornata tipo di un Assistenzarzt alle prime armi
Come vi ho già accennato la volta scorsa in questo periodo ci stanno sottoponendo a un vero e proprio tour de force.
Il team è composto da:
- 2 Chefarzt, o Primari, uno di Chirurgia generale, l’altro di Chirurgia traumatologica;
- 3 Oberarzt, o aiuto Primario, di Chirurgia Generale (di cui 1 è LeitenderOA, cioè Capo Aiuto Primario) e 2 aiuti di Chirurgia traumatologica;
- 2 Funktionoberarzt, i “facente funzione aiuto Primario”, sono coloro che non sono ancora Oberarzt ma hanno le stesse responsabilità, doveri e privilegi;
- 3 Facharzt, cioè i medici già specializzati;
- 5 Assistenzarzt, ovvero gli specializzandi, tra cui io.

La giornata tipo in queste ultime due settimane è stata pressappoco così:
- Ore 6:00. Sveglia. Metto su la caffettiera ancora mezzo intontito. Doccia, barba, denti e si esce.
- Ore 6:50. Si arriva in ospedale. Mi cambio. Chiedo se è successo qualcosa durante la notte. In base a chi chiedo, una fra la “Capo Infermiera Irascibile” o la “Sottocapoinfermiera Acida” o la “Sottocapoinfermiera Bionda”, il mio umore e quindi anche la giornata prenderà una direzione differente. Fatto ciò, si rileggono e, nel caso, si correggono le Entlassungsbrief, o lettere di dimissioni, dei pazienti di quel giorno. Si preleva il sangue dagli allettati.
- Ore 7:50. Inizio del Frühbesprechung, o briefing mattutino. In genere al computer ci sta il medico che ha fatto il turno di notte. Scorrendo le varie radiografie e TC, egli racconta TUTTO ciò che è successo dalle 16 del giorno prima alle 7 di quella mattina. Argomenti frequenti: pazienti presi in carico, pazienti deceduti nella notte, disguidi e problemi con personale medico e paramedico e, ciliegina sulla torta, commenti sui pazienti dei medici di famiglia.
Questo merita una nota a parte.
In Germania il mercoledì e il venerdì pomeriggio gli studi dei medici di famiglia sono chiusi. Non è una regola generale, varia da regione a regione, ma dove vivo io la situazione è questa. Di conseguenza se il paziente ha bisogno per esempio di una ricetta o altro egli si deve rivolgere al sostituto del medico di famiglia che dalle 15:30 fino alle 20 fa il turno da noi in ospedale. Dalle 20 fino alle 8 del mattino successivo queste persone diventano tutti pazienti del pronto soccorso! Come si può ben immaginare, questo comporta un notevole sovraccarico di lavoro.
- Ore 8:30. Fine del briefing. Il venerdì solitamente c’è un radiologo che spiega i casi più complessi o interessanti della settimana. La maggior parte dorme e annuisce contemporaneamente.
I primari raccolgono le lamentele dei vari colleghi e ne prendono atto (!). Dopodiché si fa letteralmente “la conta” dei presenti. Dopo aver tolto i “malati”, i “ritardatari”, quelli che hanno un seminario o che hanno avuto il turno di notte e chi è in vacanza, i primari stabiliscono di volta in volta chi rimane giù in pronto soccorso, chi sta in reparto e chi va in sala operatoria. “Decidono” anche il destino dei colleghi “malati” e “ritardatari”.
- Ore 9:00. Se tutto va bene, si trangugia (non mi viene un altro verbo) del caffè bollente alla tedesca per riprendersi dal briefing e si inizia il giro visite. La sottocapoinfermiera spiega al medico del reparto, o Stationsarzt, per quale motivo è ricoverato il paziente, farmaci prescritti, come ha passato la notte e se ci sono stati problemi. Durante questa processione e in base al tipo di infermiera, vengono sottolineati allo Stationsarzt i lati buoni e cattivi dei vari studenti, o Praktikant, che frequentano il reparto e anche cosa hanno fatto e, soprattutto, cosa NON hanno fatto gli specializzandi di turno di fronte allo stesso specializzando. Questo viene ripreso bonariamente dal medico del reparto. Naturalmente lo specializzando la prende sul ridere ma augura alla sottocapoinfermiera una notte di dissenteria in bagno.
- Ore 10:30. Fine giro visite. Lo specializzando viene spedito dalla sottocapoinfermiera ad eseguire le procedure che lo Stationsarzt ha indicato nel giro visite. In genere si tratta di prendere di nuovo il sangue, reperire un accesso venoso periferico, trasfusioni di emocomponeti, infusioni soluzione salina e antibiotici. Ovviamente, c’è sempre un modulo da compilare o firmare. Lo Stationsarzt e, soprattutto, la sottocapoinfermiera devono essere sempre informati. Lo specializzando viene poi trasferito al piano dei pazienti privati per fare le stesse cose citate poc’anzi, ma sotto gli occhi del primario.
- Ore 12. Comincio a dettare le lettere di dimissioni. Nel mentre può capitare che:
- Il primario ti chiama e ti chiede perché non hai risposto subito, il perché e il percome di un documento che proprio lui ti ha detto di redigere e perché non lo hai fatto ieri stesso quando invece te lo ha chiesto solo la mattina presto. Ho imparato: il primario ha sempre ragione!
- La sottocapoinfermiera di turno non ne ha abbastanza e mi sottopone a tutta una serie di ammonimenti riguardo a cose che avrei fatto ma di cui io non riesco ad averne memoria.
- Chiamano da giù. Il nuovo Facharzt è disperatamente solo in pronto soccorso e cerca qualcuno che possa aiutarlo. Scendo e trovo: 3 pazienti con sospette appendiciti, 4 con ernie inguinali, 2 con emorroidi, 5 ascessi da drenare, 3 distorsioni al piede e 4 tagli alle dita. Lui è ancora fermo al caffè delle 9.
- Chiamano dal laboratorio. Una provetta non è stata riempita per bene e bisogna prelevare di nuovo il sangue ad un paziente. Al laboratorio serviva una quantità di sangue pari a 5 ml, in quella che avevo raccolto ce n’era 4,8.
- Ore 15:30. Briefing pomeridiano. Si commentano le radiografie delle operazioni fatte in mattinata e quelle fatte al pronto soccorso. Un Oberarzt a turno riepiloga e detta perché venga inserito automaticamente nella lettera di dimissioni del paziente.
- Ore 16:00. Inizio della guardia pomeridiana. Il Telefonino della Morte passa in custodia a chi ha il turno lungo o la notte. Ci si chiede chi ce lo abbia fatto fare. Se è mercoledì o venerdì, ci si ricorda inoltre di maledire i medici di famiglia.
- Dalle 16 alle 20. Pazienti a go go. Esempi di pazienti “pomeridiani” e cosa può succedere:
- Operaio di una fabbrica che si trancia per poco una mano a causa di una sega circolare. Ferite troppo profonde e presenza di frammenti ossei. Raggi X e spedito nel centro più vicino di chirurgia della mano.
- Pensionato che cade da 5 metri perché doveva riparare il tetto della soffitta. Lui si sente un leone, la moglie lo porta da noi per precauzione. Verdetto: 3 costole rotte, due fratture vertebrali e decine di parole irripetibili della moglie nei confronti dello sfortunato marito.
- Genitori preoccupati perché il figlioletto giocando è scivolato e caduto a terra e hanno “pensato ad una possibile frattura” perché sul piede del bimbo c’era “una macchia blu”. Visito il pargolo: non ha niente, ride e mi saluta. In base all’età, può capitare che sia lo stesso bambino a richiedere i raggi o addirittura una Tac.
- Un uomo si è tagliato al dito sbucciando una mela e decide quindi di venire da noi. Decide inoltre di aspettare ore per farsi visitare. Diagnosi: ferita da taglio. Grandezza della ferita: mezzo centimetro. Forse.
- Donna anziana che mentre si alza per cambiare il canale sente un sonoro “crack” al bacino. Chiama l’ambulanza. Diagnosi: lussazione d’anca.
- Incidente d’auto sull’autostrada. Due macchine coinvolte. Ci dicono che arrivano due pazienti messi molto male, il termine tecnico è “paziente politraumatizzato”. Viene avvertito il team per il politrauma: un chirurgo, 2 anestesisti, un internista e un paio di infermiere agguerrite. Fra le parole “viene avvertito” e “agguerrite” passano 7 secondi. Arriva l’ambulanza: i pazienti sono illesi.
- Il sostituto del medico di famiglia diagnostica “con sicurezza” una frattura di una costola o di una vertebra in un paziente che da ieri avverte dolore al lato destro del torace. Visito il paziente: non risulta niente all’esame obiettivo. Le lastre non mostrano alcunché. Il paziente passa al collega internista. Anche lui non trova niente. Diagnosi: piccolo strappo muscolare intercostale. Ma il sostituto ha almeno fatto svestire il paziente?
- Chiamano al Telefonino della Morte. Bisogna prendere il sangue ad un paziente. “Se abbiamo anche tempo”, dovremmo fare la stessa cosa a qualche altro paziente sia al piano dei pazienti privati che al reparto di medicina interna.
- Chiamano al Telefonino della Morte. Un collega di un paese vicino ci manda con l’ambulanza un paziente che lui con i mezzi che ha non può visitare o operare.
- Chiamano al Telefonino della Morte. “Hallo, Daria, medicina interna. La paziente XYZ non riesce a dormire. Che facciamo?”
- Chiamano al Telefonino della Morte. “Hallo, Sottocapoinfermiera Acida. Il paziente ABC sta perdendo della roba rossa dalla ferita. È incosciente. Il bendaggio è tutto rosso e umido. L’emoglobina è a 6,8. Che facciamo?”
- Ore 20. In genere avrei finito, ma se ho il collega che fa il turno dalle 20 alle 8 lo aspetto e gli faccio un resoconto di quanto è successo sia in pronto soccorso che in reparto. Altrimenti saluto il collega e gli infermieri che faranno la notte, consegno il Telefonino della Morte e salgo in reparto. Informo chi sta sopra sul collega che è di turno giù e com’è la situazione in pronto soccorso. Prima di cambiarmi detto, controllo, correggo le ultime lettere di dimissioni. Leggo qualche circolare interna.
- Ore 21:30.
Finalmente a casa.
Ceno.
Saluto la Sicilia via Skype. Rileggo qualcosa e poi a letto.
Pensieri notturni:
“Ma chi me l’ha fatto fare?”.
“Domani devo rivedere quelle lettera, c’era qualcosa che non andava”.
“Se mi capita, vorrei provare quella nuova tecnica per suturare che mi ha consigliato il collega”.
“Speriamo che domattina riesca a parlare con la Sottocapoinfermiera Bionda.”
Gian Marco
