Cchiù scuru di mezzanotti un pò fari

Come sempre, ho avuto in questi giorni pochissimo tempo per me e per il blog, così approfitto di una momentanea “pausa forzata” per cercare di fare il punto dello stato in Germania dopo un anno di Pandemia.

La situazione qui è ancora dura, purtroppo siamo ancora in “modalità catastrofe” (neanche fossimo in un film della Marvel). Si operano prima di tutto i pazienti urgenti, si lavora sempre con mascherina FFP2 e bardati dalla testa ai piedi, ma gli altri malati– quelli non urgenti per capirci – non sono stati dimenticati e sono trattati su appuntamento.

tratto dal film “28 giorni dopo”…la situazione attuale non è tanto diversa!

Il lockdown poi è stato prolungato fino al 28 marzo, tuttavia è molto probabile che continuerà fino ad almeno dopo Pasqua.

Per quanto mi riguarda, sto finendo l’ennesimo periodo di turnazione in chirurgia generale, dopodiché andrò in terapia intensiva, in modo che possa entrare nella fase conclusiva del mio percorso formativo. Entro l’anno dovrei ottenere anche la sub-specializzazione in “Notfallmedizin” (cioè medico di emergenza-urgenza).

Ho effettuato il vaccino anti-Covid con successo. Ho avuto solo un po’ di debolezza muscolare ma per il resto nessun altro problema.

Per il resto vivo la mia vita fra un turno “no limits” ed un altro, come chiunque lavori in ospedale attualmente.

Per evitare assembramenti nei mezzi pubblici e soprattutto i ritardi della Deutsche Bahn, ho preso finalmente un’auto, anche se fra neve e trombe d’aria non è sempre stato semplice viaggiare.

Sono sceso in Italia per Natale, naturalmente con le dovute precauzioni. Mi ha fatto piacere aver rivisto gli affetti più cari in salute anche se ovviamente spaventati dalla Pandemia.

In merito al futuro, “Più buio di mezzanotte non può fare” (tratto del siciliano “Cchiù scuru di mezzanotti un pò fari”) e quindi sono fiducioso che le cose miglioreranno.

Certo, la nostra vita ormai non sarà più come prima, le persone che ci hanno lasciato non potranno tornare indietro, ma dobbiamo essere noi per primi a cercare di ripartire e di ricostruire.

La crisi dovrà essere un’occasione di trasformazione, un momento di opportunità per ritrovare i valori profondi della vita (anche di quelli del passato che possiamo rivisitare), per elevare l’importanza della ricerca scientifica e della tutela della salute.

Gian Marco

La vaccinazione contro il Covid-19 in Germania: considerazioni varie dopo un anno di pandemia

Innanzitutto…Buon Anno! I mesi di dicembre e gennaio, finora, sono stati un così continuo susseguirsi di turni notturni e turni no limits che, praticamente, solo ora sto prendendo un attimo di respiro (finalmente 5 giorni di day off!).

Dopo diversi ritardi dovuti al trasporto delle fiale, proprio ieri nel mio ospedale è cominciata la campagna di vaccinazione del personale sanitario. Martedì sera avevo finito il turno no limits e, poco prima di tornare a casa, un messaggio del mio Chef sul gruppo WhatsApp del mio reparto ci avvisava che domani ci saremmo dovuti presentare nella tarda mattinata per effettuare il primo richiamo.

Di conseguenza l’indomani, nonostante fossi abbastanza distrutto dal precedente turno, mi sono naturalmente recato a lavoro.

Geimpft!

Non vi nascondo che in me c’erano diverse emozioni.

Fra me e me pensavo che finalmente si stava cominciando a vedere la luce in fondo al tunnel di questa “guerra”.

Da un altro punto di vista riflettevo anche sul fatto che proprio ora non si deve abbassare la guardia.

Ci aspettano ancora mesi difficili e credo che tutta la campagna vaccinale prenderà il 2021 nel suo insieme, o quantomeno fino a settembre.

Per chi come me è al “fronte”, sono stati mesi molto duri: i vari lockdown, l’evitare volontariamente i contatti umani e l’abominevole routine hanno portato molti di noi al limite.

Alcuni si sono salvati ricevendo continuo sostegno da parte di familiari, amici, colleghi e anche da figure specializzate. Molti altri no. Purtroppo una “guerra” porta a svelare il vero volto delle persone e questo implica delusioni e mancanze che molti non riescono a superare.

Quindi quello che consiglio a chi è più solo è: non mollare!

Oggi più che mai, bisogna cercare la compagnia di gente che ci distragga la vita.

Allora: mandate quel messaggio, fate quella chiamata! La voce umana resta davvero il “social” più vivido.

Ma soprattutto…ridete! Una risata probabilmente non debellerà i problemi personali, la pandemia o altro…ma aiuterà a farci rimanere a galla.

Gian Marco

La situazione della Germania nel periodo della pandemia di Covid-19

Questo è una mia intervista pubblicata sul sito Fanpage.it il 28 settembre 2020. E’ stato pubblicato con il titolo “Perché Italia e Germania non rischiano come la Francia: il racconto di un medico italiano all’estero”.

“Gian Marco Rizzuti, siciliano, è medico nel lander della Westfalia. E racconta di come la Germania ha affrontato la seconda ondata della pandemia: servizi di chiamata centralizzati, Tac in tempo reale, e mini lockdown tempestivi: “I tedeschi guardano all’Italia con grande ammirazione: avete affrontato la pandemia con grande dignità”.

Foto presa dal mio profilo Instagram
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Racconti dalla Trincea – I turni “No Limits”

La Vestfalia viene considerata un po’ come la Lombardia tedesca: Land molto ricco, tantissime opportunità di lavoro, chi viene dal di fuori è un “giargiana”!

In questo senso anche il ritmo lavorativo è molto lombardo.

Come vi avevo già accennato, nel mio ospedale abbiamo un tipo di guardia che consiste nel lavorare 12 ore (08:00 – 20:30) per quattro giorni consecutivi (48 ore lavoro netti), seguiti poi da tre giorni di “Day Off”.
Se questa guardia, ad esempio, cade fra lunedì e giovedì, il carico di lavoro almeno fino alle 16 è dimezzato perché ci sono anche gli altri colleghi traumatologici del turno normale. Alle 15:30 poi monta il Kollege che fa la notte e in più c’è l’altro medico di guardia che fa il turno di 24 ore per le altre branche chirurgiche (generale/viscerale, toracica, urologica).
Quindi non si è mai da soli. In teoria.
Se invece questa guardia cade fra venerdì e lunedì, come per puro caso è capitato a me lo scorso weekend, ecco che il carico di lavoro almeno raddoppia, perché dal mattino fino a che non arriva il collega del turno di notte si è da soli e occorre:

  • fare prelievi (le infermiere in Germania non possono fare “manovre invasive”, tranne le infermiere specializzate, che lavorano solo dal lunedì al venerdì);
  • cambiare i bendaggi;
  • inserire ago cannule e cambiare il piano terapeutico;
  • parlare con gli eventuali parenti dei pazienti (al telefono o di persona);
  • ultimo ma non ultimo, occuparsi del Pronto Soccorso, il fronte vero e proprio.
    Inoltre qui bisogna occuparsi, nel weekend:
  • del reparto di pre-riabilitazione (vi vengono spediti i pazienti qualche giorno dopo essere stati operati per iniziare la riabilitazione);
  • del reparto periferico (si tratta di pazienti che sono “per metà” traumatologici e perciò sono dislocati su altri piani per gestire al meglio le loro altre comorbidità);
  • di consulenze di vario tipo da parte di altri reparti o ospedali;
  • Varie ed eventuali.

È proprio su quest’ultimo punto che vorrei concentrarmi.

Alpinismo e Medicina hanno vari punti in comune

Le mie “Varie ed eventuali” di questo weekend sono state:

  • Parlare con i parenti di una paziente privata i quali, siccome avevano letto su Google di un nuovo tipo di sistema terapeutico per gestire il dolore, mi hanno “ordinato” (!) di cambiare l’organizzazione generale delle medicine (?). Sui pazienti privati e sui loro dolcissimi parenti dedicherò un post a parte.
  • Persone di qualsiasi età che cadono in qualsiasi maniera e in qualsiasi modo in qualunque momento del giorno o della notte e sbattono al 90% la testa. Ma dove vanno se è tutto chiuso e piove sempre?
  • Ustioni di vario genere su pazienti di ogni età, con annesso trovare un centro ustioni, chiedere se cortesemente hanno un letto libero e, previa conferma, trasferire il paziente in elicottero, cosa possibile SE, E SOLO SE, il paziente ha un ago cannula.
  • Il collega del turno di 24 ore (generale, toracico, urologico…vi ricordate?) è stato avvisato dal padre di un compagnetto del figlio che nel suo asilo è stato riscontrato un bambino positivo. Di conseguenza il collega ha fatto il tampone (anche al figlio) e nell’attesa del risultato non poteva fare nulla. Ergo, dovevo occuparmi io dei suoi pazienti. Dopo quattro ore di attesa in cui si è scoperto che sia lui che il figlio erano negativi, si è chiuso in sala operatoria per altre quattro ore. Potete immaginare il mio stato d’animo.
  • Leggere ad alta voce il referto radiologico di un paziente che era stato ricoverato da noi ma che in quel momento aveva avuto un incidente grave con la moto ed era stato ricoverato in un ospedale dall’altra parte della Germania dove né la risonanza né la TAC funzionavano bene. Allo stesso tempo l’Arzthelferin mi avvisava che nel giro di 10 minuti sarebbero arrivati due politraumi e che dovevo attivare lo Schockraum.
  • Lussazioni di Anca in paziente giovanissima, con annesso scazzo fra anestesista e infermiera sui moduli da stampare e scazzo fra le infermiere stesse su chi mi doveva assistere per i raggi post-riposizione (?).
  • Gli inesorabili ricoveri a fine turno. Con “inesorabili” ho già detto tutto!!!

P.s. sì, la verità è che sono anch’io un po’ imbruttito:

A presto,
Gian Marco